Le dimensioni di una sconfitta impensabile

giocatore di cartoni animati

Giovedì sarà Campione Nazionale di Calcio d’Europa a Carica, sesto nella classifica mondiale, infine ne sa solo tre volte negli ultimi quattro anni, è battuta dalla Macedonia del Nord, sessantasettesima Nazionale nel mondo, nell’unica partita che non funziona davvero perderò: il primo turno dei playoff di qualificazione Mondiali in Qatar, con l’Italia che non ha partecipato.

Alla Macedonia — che la scorsa aveva giocato el primo internazionale torneo della sua recente storia, perdendo tre su tre — è bastato un bel gol e fortunato segnato nei tempi di recupero con il suo unico vero tiro in porta della partita, il suo ritorno dal portiere e da venti metri, per escludere l’Italia dai Mondiali per la seconda edizione consecutiva: un’ultima cosa impensabile per una delle grandi nazionali del calcio mondiale, la seconda con più Coppe del Mondo a pari merito con la Germania e dopo il Brasile.

Questa è una sconfitta contro ogni prognostico e uno dei risultati più inaspettati nella storia recente del calcio internazionale. A differenza della qualificazione a cinque anni contro la Svezia, quando la Nazionale era in profonda crisi e non si vedevano le premesse per il disastro, questo ritorno e presupposti per un altro incerto fallimento. L’Italia nasce dalla vittoria di un’imbattibilità europea con sette vittorie su sette, dopo aver superato tre grandi favorite: Belgio, Spagna e Inghilterra, l’ultima a vincere in finale nel proprio stadio nazionale.

Walking più indietro anchor, dagli spareggi persi con nel 2017 contro Svezia fin a oggi, l’Italia ha giocato 40 partite ufficiali. Dicendo che aveva 40 anni e perse 4 (Svezia, Portogallo, Spagna e Macedonia), pareggiate 10 e vinte 26. Nel frattempo ha stabilizzato il record mondiale di imbattibilità per una nazionale di calcio, ha concluso il più corto su dopo 37 partite senza sconfitte . Eppure che questa statistica non ha evitato l’esclusione dei Mondiali consecutivi.

Ho avuto problemi a partire in Europa, a settembre, con un calo di prestazione che ha coinciso con la fase cruciale delle qualifiche ai Mondiali: sono bastati quattro pareggi per perdere il primo posto in qualifica, superando la Svizzera, e una sconfitta all’ultima minuto per perdere tutto.

I pareggi rimediati da setembre in poi sono arrivati ​​​​​tutti in modo molto simile. Contro Bulgaria, Svizzera e nell’ultima decisiva partita contro l’Irlanda del Nord, l’Italia se si fosse trovata in grosse difficoltà a superare gli avversari schierati diffensivamente: aveva sempre controllato il proprio e si era creata occasioni per segnare, mancando però di qualità nella finalizzazione e talvolta concedendo spazi in difesa. Ha sfruttato al meglio i singoli errori che gli hanno pesato molto, sbagliando rigorosamente da Jorginho nella partita contro la Svizzera, che si è svolta – perché doveva dirlo adesso – dopo la qualificazione sicura.

Il è sembrato soprattutto mentale e ha calo l’approccio alle partite, que fin a pochi mesi fa l’Italia di Roberto Mancini raramente sbagliava. Ci sono state però anche piuttosto pesanti assenze, in modalità alternativa: dei centrali di difesa Chiellini e Bonucci, di Verratti a centrocampo, quella più recente di Chiesa e infine quella di Immobile in attacco. L’importanza dell’ultimo nella partita di Mancini se si è fatto notare in Europa, non tanto, per la sua utilità in tutte le squadre e finora funziona meglio che mai e favorisce l’inserimento del centrocampista. Nessuno è riuscito a rimpiazzare liberamente Immobile, né sua riserva naturale Andrea Belotti, né gli esterni adattati come “falsi nove”, come Insigne contro l’Irlanda del Nord.

Al Palermo, contro la Macedonia, questa situazione è rappresentata. Nonostante la presenza di Immobile, la lunga pressione esercitata dai suoi avversari e il controllo della propria palla, i suoi ultimi trenta tiri fatti vagamente cinque che furono finiti nello specchio della porta, sempre al termine del caotico lavoro concluso frettolosamente e in un modo poco lucido, come nel caso dell’occasione sbagliata nel primo tempo da Berardi a porta sguarnita.

Nonostante il demerito dell’Italia e l’efficienza mostrata in Macedonia, il modo in cui la parte è finita resta di difficile interpretazione. L’ho preso ma era enorme.

Passeremo almeno 12 anni senza giocare un Mondiale, l’evento che scandisce l’età del calcio, che suscita interesse generazionale e che muove interesse, tendenze sportive e investimenti economici. Si aggiunse che l’ultima per partecipazione fu disastrosa e finì al Gironi, l’ultima partita dell’Italia a giro per l’eliminazione diretta di un Mondiale nella vittoria finale su Berlino contro la Francia nel 2006. Sedici anni fa, e venti prima di quella che, auspicabilmente, potrebbe essere la prossima in Nord America nel 2026.

A rendere ancora più complicato e assurdo l’andamento negli ultimi sedici, c’è da considerando che in questo arco di tempo, negli Europei disputati — tutti — l’Italia ha raggiunto due volte i quarti di finale e due volte la finale, perdendolo nel 2012 e vincendo l’ultimo, come non era il caso nel 1968. In compenso, nel 2026 sarà davvero difficile non qualificarsi: il Mondiale ospitato da Canada, Stati Uniti e Messico sarà infatti esteso a 48 squadre dalle attualmente 32.

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