Italia, tutti i momenti che hanno portato all’eliminazione dai Mondiali

13 momenti che hanno condotto l’Italia alla disfatta di ieri.

Il profeta Ezechiele ha avuto una visione: un carro-trono abitato da angeli. Ognuno di questi angeli ha sei ali e quattro facce. Queste facce sono di uomo, di leone, di aquila, di bue. Che la macchina sia allenata dà una figura dalle sembianze umane. La tradizione dei tarocchi ha tradotto in carta la visione di Ezechiele, nel decimo arcano, sulla via della fortuna, ovvero la via del destino. Con la struttura del carro-trono – ce n’è uno al suo interno – la creatura all’interno, e domina e controlla il movimento della sfinge, la bestia che custodisce e nasconde ed enigmi dei templi. La strada della fortuna simboleggia la vita nel giusto equilibrio, gli alti e bassi che ruotano nella vita per rimanere in un equilibrio che può sempre mutare.

Roberto Mancini sembra alludere ai concetti della ruota della fortuna quando, dopo l’eliminazione, ha detto che «la fortuna che ha accompagnato se si è trasformata in totale fortuna» abbandonandosi a un misticismo che non pensavamo a parte. In fondo, è il riempitivo che la Nazionale nell’illuminismo ha portato, evolvendolo da stereotipi e luoghi comuni che hanno determinato il fallimento con Ventura. Per il Mancini amareggiato di giovedì sera, invece, nell’Europeo abbiamo maturato a due verse la Fortuna che prima o poi aver pagoto, perché tutto tornasse in equilibrio.

A cosa se riferiva? Al gol di testa di Arnautovic, annullato da un fuorigioco di pochi centimetri, che per un paio di minuti sembrava averci eliminato dall’Europeo? Ai rigori sbagliati dall’Inghilterra o quelli segnati contro la Spagna? In generale, ad un europeo che l’Italia ha vinto poco ma non ha perso molto?

Di certo sappiamo a cosa si riferiva, Mancini, parlando di fortuna. Ha riassunto tutto, in una descrizione degna del tragico fatalismo della Grecia: «I due rigori, ne bastava uno ed eravamo al Mondiale, per questa partita alzerò il gol al 92′ sembra fatto apposta». Mancini ha attraversato lo stupore ancor più della delusione: «Cosa si può dire dire una partita dove abbiamo tirato 40 volte? Abbiamo subito il gol alla fine e non sappiamo neanche perché. Non sappiamo nemmeno perché siamo arrivati ​​fino a qui. Siamo venuti un europeo e siamo rimasti imbattuti per due anni e mezzo per cui io una cosa la so: i nostri giocatori sono bravissimi. Quindi non è colpa il pappagallo o il presidente, il primo responsabile sono io. Quando si los il primo responsabile è l’allenatore».

Rimpiangere le occasioni mancate, piangere sul latte versato, può essere triste consolazione. Oppure può essere un modo per girare il dito della piaga, recuperando l’effetto utile di quel dolore. Fa male se si ferma, anche quando la lezione può essere ridotta alla banalità rawle del calcio. Ho messo insieme i momenti sfortunati che hanno dovuto accumularsi per causare questa qualificazione. Not per sottrarre all’Italia le proprie responsabilità, ma ache per capire quante sewing devono accomodarsi in un certo modo perché succede una cosa così inaudita – cioè che la squadra campione d’Europa non si qualifichi per il Mondiale, nostante un girone alla portata e un comodo ricambio.

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