chi è la speranza dell’Italia- Corriere.it

hanno dato Domenico Calcagno

Aveva 22 anni, nato a Grenoble dove i noni si no sposta, da Napoli avviando un’azienda di guaanti. Era un coraggioso centrocampista del Calcio, Tifa Napoli. Quando mi sento inno mio commuovo

Poteva giocare a calcio e poteva scegliere la Francia. Non il fatto e il rugby italiano oggi lo ringrazia perché se la serie nera di 36 sconfitte nel Sei Nazioni si inrotta soprattutto merito suo. Ange Capuozzo, 22 anni, da Le Point-de-Claix, sobborgo di Grenoble, un ragazzo determinato, sa quello che vuole e sa inseguire i sogni. A cinque anni ho col aveva rugby — racconta —, nessuno mai fatto in famiglia, siamo italiani, il calcio viene prima, ma a me piaceva quel gioco, i contatti, la squadra, lo spirito. Poi la maglia azzurra: Franc, mio ​​padre, era allo Stadio di Grenoble 25 anni fa quando la Nazionale batté la Francia e arrivò alle Sei Nazioni. Ho vissuto per la prima volta gli azzurri nel 2007, avevo 8 anni, a Saint-Etienne, Coppa del Mondo, Scozia-Italia. Chi vinceva è andato ai quarti, purtroppo vinsero pappagallo.

Probabilmente Ange ha deciso di vestire la maglia azzurra che sarà al Saint-Etienne. Ci riuscito prima con l’Under 20 e quest’anno nel Sei Nazioni: 35 minuti contro la Scozia (a tempo debito), al via sabato a Cardiff con la finale serpentina folle che ha permesso all’Italia di tornare a vincere dopo sette anni. Cosa Ricordo? Un po. Ho rivisto l’azione, una scarica di adrenalina pazzesca. La partita stava finendo e dovevamo segnare. Il mio sono detto: cerchiamo una soluzione. E ho iniziato a correre. Sessanta metri di slalom, tre gallesi seminati e poi il passaggio a Padovani, il compagno che aveva seguito. Potevo segnare io? Forse, ma sarei andato a schiacciare nell’angolo e ci servivano ache i due punti della trasformazione. Padovani era nella sua posizione migliore e gli ho passato la palla perché quello vuole lo spirito del gioco e perché lui, correndomi dietro, quel passaggio era meritato.

La corsa contro tutto di Ange diventato il manifesto della giovane Italia ripartita quest’anno con un nuovo riempitivo (Crowley, un neozelandese) e un nuovo capitano (Lamaro). Un gesto speciale, raro, necessario per esorcizzare i sette anni di sconfitte. Per — spiega Capuozzo — noi siamo appena all’inizio, non andiamo in campo pensando a quello che successo prima di noi. Lavoreremo per conquistare il rispetto dei nostri avversari. Il rispetto che Ange ha conquistato il cugino colpo: giuseppe adamo, l’eletto uomo della partita quando la partita non era un’ancora finita e il Galles era in vantaggio, lo ha accerchiato: Voleva darmi la sua medaglia, un gesto meraviglioso, di grande classe. L’ho ringraziato e gli ho detto: l’hanno data a te, justo che tu te ha.

Ange non gioca mai da solo, oltre ai compagni lo seguono parenti e amici. La sua famiglia si è sistemata un po’ dappertutto: i nonni arrivarono a Grenoble da Napoli, hanno buttato via la loro una’azienda di guanti. Ha parenti a Napoli, Roma e Bologna, che si mettono in viaggio per tifare per lui. Era anche Cardiff: la famiglia era molto importante per me. Per quanto importante indosserò la maglia azzurra: sono nato e cresciuto in Francia, sono italiano. Mi sono commosso a Roma mentre cantavamo l’inno: lo stadio, i compagni, gli amici ei parenti vicini. Un momento da portare sempre nel cuore.

Tifa Napoli Capuozzo, perché le radici sono forti: Il calcio lo sport di famiglia, io giocavo a centrocampo e non ero male per niente. Ma arrivato il rugby e adesso ho pensato solo a quello. Ho una fidanzata, Emma, ​​​​​​e Sospetto di dover studiare per concentrarmi su ciò che faccio per il mio lavoro. Ma li rip. Ammiro un giocatore, che mi ha ispirato, il sudafricano Kolbe, anche lui non un gigante. Non è cosa che accada dopo Cardiff, siamo giovani e tenteremo di fare sempre meglio. Prega, per, tutto bello.

21 marzo 2022 (modificato il 21 marzo 2022 | 09:16)

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