Chiacchiere ed inchieste, sollecitare chiarezza. Occhio al ricorso Giraudo. Juve-Inter e un campionato pieno di macchie. Futuro Dybala ed erede: indiscrezione bomba. Presidente Lapo? Candidato alla successione Agnelli è donna di polso

Credo se la prima volta, in tanti anni che seguo il calcio e Juventus: la parteta contro l’Inter non mi appassiona. Non mi importa degli sfottò di questo o quel comicastro. Non importa se Dybala segnerà scatenando rimpianti. A proposito: Dybala allo Spagna all’Atletico e Joao Félix (con Morata) alla Juve? Voci. Anzi una voce. Solo informato.

In tutti i casi non mi importa se Dybala (io non mi fermo) indosserà la maglia dell’Inter. In passato hanno fatto campioni ben più importanti di lui: da Anastasi a Causio, a Tardelli, a Schillaci, a Baggio (sia pure con intermezzo milanista). E’ stato fatto dall’allenatore Antonio Conte. “Loro” mandò Boninsegna. E fu uno dei capolavori di Giampiero Boniperti. Il problema non è Juve-Inter. La possibilità o meno di Allegri di recuperare sulle prime. Il problema è il calcio, in generale. Il problema, insomma, è la Juventus intesa come società, fatta oggetto di chiacchiere e inchieste. E come recitare il proverbio, dire da solo quando “c’è fumo, c’è anche arrosto“. Vorrei maggiore chiarezza. Del resto, la Juventus paga il fatto di non aver mai – compiutamente – fatto i conti con il suo passato. I vertici dell’artificio di successo prima di Calciopoli, sono stati rimossi dal Museo. I miei leader, prima della stagione dei veleni, avevano fatto vincere titoli nazionali e far fronte (anzi: tutto quanto era possibile vincere) alla Juventus. Che senso ha “rimuovere”, è poi lontano 16 anni da cosa fatti, ancora se va al Tar per chiedere la “revoca” dello “scudetto di cartone” dalla interista bacheca? Se ci furono colpe, in quella stagione, riferisce che i capi (e ci furono) non furono i soli a peccare. La Juventus ha accettato di pagare più di tutti. Quando almeno un punto avrebbe dovuto reagire: quella decisione “infame” di Guido Rossi che ancora fa discutere. Parliamoci chiaro: se a Strasburgo il ricorso presentato da Antonio Giraudo, otterrà soddisfazione, a Torino, in villa, nessuno stapperà champagne. Sarebbe una matita rossa e blu sulle decisioni del 2006. Giraudo non ha mai vedersi “risarcito“, sarebbe inpensabile per Juventus non fare i conti conti quel passato. Con quella “valutazione” chiesta allora, dall’ex presidente Cobolli Gigli, all’avvocato Dupont (uno dei legali che stanno sostenendo il tribunale dei Diritti Umani le ragioni di Giraudo) e sparita nel nulla. Con l’attività data da Luca Cordero di Montezemolo (detto Blatter) la Juventus ha evitato di evitare (come aveva fatto anni prima il compianto Gaucci) di andare a Tar bloccando i campionati. Juventus dopo 9 scudetti di riga, dopo coppe nazionali vinte, dopo essere resuscitata (grazie alle periodie iniezioni di liquidità dell’azionista di maggioranza John Elkann) se fosse arrivato nella più banale dei monopoli quasi alla casella iniziale. Le inchieste (che profumano di fuoco amico) gli impose di rendere conto delle sue azioni. La gamba lo impedisce. Magari alla fine di tre gradi di giudizio, nel caso. Non prima: come per abitudine repellente, fanno alcuni media.

Non è la mia passione perché non mi è piaciuto visto che la Juventus ha archiviato la debacle contro il Villarreal: ennesima gaffe in Champion’s. Non è stata solo una partita persiana. E’ stata un disastro. Non analizzato, non indagato. Coperto dall’incalzare del campionato e quasi banalizzato. Non fanno così in Stellantis: se sbagliano un modello di auto succede il finimondo.

Non la mia passione Juventus – Inter perché il campionato è falseto per decisiva complicità del Palazzo. Come testimonial dargli il definitivo recupero per il garage (ancora oggetto di ricorsi) rinviate per covid. Il nuovo presidente della Lega, Casini, ha sottoscritto che in “futuro” i rinvii non venano dilazionati e che il Coni, al par della Giustizia Sportiva, siano più solleciti nel definee le singole posizioni. Ragione Casini, visto che sta solo pregando, con un colossale prigioniero per i fondelli, la Procura federale ha cercato di rinviare Aurelio De Laurentiis e l’ufficiale sanitario del Napoli, Raffaele Canonico, per aver acconsentito al trasferimento contro la Juventus a tre giocatori, sotto domicilio di quarantena Parliamo del 6 gennaio scorso. Hanno ragione le mosche cocchiere partenopee ad indignarsi. Non se puoi operare in questo modo. Anche se il Napoli non arriva 3-0 al Tavolino e conseguente rigore in classifica. C’è il precedente di Immobile che giocò “positivo” contro il Torino. Furono sanzionati solo i medici della Lazio. La giustizia sportiva è una giustizia che gravina non riformarà mai. Mi sono appollaiato in secondo piano a Gravina (non ho presentato il Coni per la prima volta – sempre loro – Juventus – Napoli, arrivando allo sputtanare il suo giudice Sandulli che aveva ritenuto il Napoli responsabile del “dolo preordinato”) questo bene così. Gli stanno bene 20 rosa in serie A. Gli stanno bene le 60 in Lega Pro. Sogna i fondi gobernativi. A lui è responsabile di aver accettato un calendario folle che ha penalizzato la Nazionale di Mancini, oltre a quello di essere un presidente della Figc che non è riuscito a qualificarsi per il Mondiale. Ma non si è dimesso. Anzi, se è autori-confermato mesi prima dello sfracello azzurro. Almeno Carlo Tavecchio, con tutte le sue gaffes, aveva la dignità di lasciare. Ma gli uomini mangiano Gravina si reputano indispensabili. Hanno la faccia tosta di ipotizzare riforme che poggiano sul “nulla”. Quanti alla sua tavola rosicchiano avanzi, lavorare indefessamente (anche in alcune redazioni) affinché nulla cambi. In molti mi hanno scritto: si dice che Gravina non può restare al suo posto. Più di così, devo fare cosa? Scrivere che Gravina ruba le caramelle ai bambini? Non è improbabile. Ma non ho provalo.

Non mi appassiona questo campionato opaco, pieno di macchie. Non mi appassionano le tabelle. La Juve non merita questo scudetto. Non è meritato dall’Inter. E tra Milan e Napoli oggi è difficile dire chi lo meriterebbe. Sono dovuto squadre incompiute. Zeppe di difetti. Napoli (non il Napoli) meriterebbe un titolo che soventerebbe le è sfuggito. Una volta, persino sul “divano”. Il Milan è la squadra cresciuta di più. E non aveva altri meriti (e ne ha molti) Pioli ha quello di aver fatto maturare il futuro bullone della Nazionale. Quel Sandro Tonali che la Juventus lasciò andare, dimostrando, ce ne fosse bisogno, che Paratici, all’epoca, aveva idee estremamente confuse.

Juventus: l’ultima è l’avventura di Andrea Agnelli sarebbe agli sgoccioli. Al suo post ha scritto Dagospia, strappando un post da Tag 43, Yaki Elkann intendeva mettere sulla poltrona di Presidente Juve, il fratello Lapo. Non credo avverrà. Non nell’anno del centenario alla presidenza – proprietà della famiglia Agnelli.

John Elkann ha anche provato a “vendere” la Juventus. Falso, cerca. Elkann – è vero – si è avvicinato a un compagno. Ma di minoranza. Il gruppo interessato, ha rifiutato l’offerta una volta accertate le condizioni. Lapo Elkann, è un suggerimento. Lapo è un grande imprenditore, per alcuni aspetti assomiglia all’Avvocato, è un grande tifo della Juventus. Mas sarebbe anche un presidente poco disposto ad accettare una Juve di transizione. A Lapo piacciono i giocatori di classe, inevitabilmente costosi. Ma le stagioni saranno per Juventus di riflessione. Arrivabene è a Torino per Sistemare i Conti. C’è piuttosto un altro parente de John in lizza per la sedia del cugino (destinazione probabilmente ad altri incarichi nell’universo Exor): la sorella Ginevra. E’ lei il vero candidato alla successione di Andrea. Una signora presidente. Brillante, inserito nei consigli di amministrazione che fatturano miliardi. Grande nella comunicazione (ha lavorato nel cinema prima di Bertolucci). Chi conosce sostiene sia una donna di polso. tifo? Beh gli Agnelli e gli Elkann sono “per contratto” tifosi di Madama: è la loro criatura. Ginevra è il tipo di manager che non teme le scelte difficili. E’ la quarantenne, Ginevra Elkann, serve la Juve.

A proposito, donne. Conclusa a Lione l’avventura della gara bianconera successiva alla semifinale del Campione. 3-1 per le multicampionesse francesi dopo il 2-1 conseguito da Girelli e compagne a Torino. Oggettivamente, la Gara di Lione è stata durissima: francesi superiori. Ma la Juventus ha dimostrato di essere en crescita. E senza le due occasioni sprecate da Hurtig a Torino ea Lione oggi sarei qui a scrivere di un’altra storia. Tutta esperienza per una squadra che cinque anni fa non esisteva. Oggi la Juve è una realtà europea. C’è una grande possibilità di giocarsela in campionato (due guide con cinque punti di vantaggio) e in Coppa Italia. La sconfitta di Lione deve essere considerata dalla squadra di Montemurro come una tapas. A fine stagione, Gravina non riprende la promessa, il calcio femminile otterrà il professionismo. E un lascito professionale vi intratterrà anche per giocatrici che fini ad oggi hanno preferito le società britanniche, francesi e iberiche dove il professionismo da anni è consentito. La Juventus femminile (a dirigerla c’è un grande professionista come Braghin), darà il suo valore per rafforzarla. La tecnica del non-manca. Manca una maggiore stazza fisica e l’abitudine a giocare a certe velocità. A Lione (anche a Torino) ad un certo punto il destino se lo è fatto sentire. Dà parte di un estimatore di calcio femminile, un ottimo in bocca al lupo. Alle ragazze della Juve. E all’intero movimento. Che è ancora “pulito”. Ancora non inquinato da azzeccagarbugli, furbi e furbastri. Anche se il boccino, anche qui, è nelle mani del conosciuto gattopardo.

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