L’attacco di Maignan. Servire di più da Leao e Messias. Il nodo Ibra e il rinnovo di Maldini. Forza Miha! Non prendetevela (da solo) con Mancini

MilanoNews.it

Il Milan arriva al rush finale con la lotta contro la sua fortuna, il suo destino. Può godersi serenamente sul divano le sfide dirette tra le inseguitrici, destinazione comunque un perdente punti tra loro, frequentando il Bologna concentrandosi sulle sue potenzialità e sulla sua forza.

La scorsa settemana abbiamo parlato degli 1-0 che per i rossoneri non sono tutti speculativi, ma frutto di troppi errori in attacco. Perché è assolutamente necessario che Leao torni ad alzare la scheggia, Ibra e Rebic asciughino polveri per le 8 partite che restano. Sul discorso della filosofia di gioco, vedo il privilegio di un allenatore come Stefano Pioli che lo ha messo al centro del suo progetto, Allegri si è rifugiato dalle critiche accusing Guardiola di ricorrere filosoficamente – in realtà – ai lanci lunghi del portiere, e dunque sconfessando in apparenza il filler ritiene il più innovativo in circolazione. Ed è così, infatti: Allegri ha torto. Una statistica pubblicata sulla pagina Facebook “I casciavit” (altro post molto interessante sulla questione in lista per la prossima tappa e le condizioni del mercato alle porte), cita clamorosamente il tecnico delle giovanili. La media lungezza dei passaggi e dei rinvii del portiere del City è tra le più basse della Premier.

A Milano la variante Maignan ha cambiato un po’ la strategia generale, ad esempio quella della costruzione di base: il suo lancio lungo (che negli anni Ottanta il grande Nedo Sonetti battezzò come “attacco del portiere”) è diventato un’arma in più su ti parlerò di questo perché è fondamentale che Leao si ridesti. Magari con lui ache Messias, a sua volta leggermente involuto in questa fase del palcoscenico.

Dispiace a tutti per la battaglia di Mihajlovic, soffriamo per il suo tormento. Sarà un Bologna dedicato a lui, bisognerà aggredirlo sportivo senza fronzoli, perché ci sarà in ballo una questione affettiva tutt’altro che retorica nella partita dei rossoblù. Il Milan semina forgiato per le partite difficili: mi da molta fiducia che da qui a fin maggio non ce ne sia nemmeno una, di gara facile. La lotta se dura, l’ultima lotteranno.

Piccola parentesi per Ibra: l’eliminazione della sua Svezia dal Mondiale non sembra averne trascorso lo spirito da guerriero. Vivo con la sua eventuale estensione come un vantaggio e non come un problema, ma se lo faccio faccio tutto e lo gestisco dopo un secondo di condizione fisica. Apropos di rinnovi: quando arriva l’annuncio di Maldini e Massara?

Al momento della domanda di simpatia o antipatia per Mancini, per la Nazionale, per questo o per quello, lo stare fuori dal Mondiale per il secondo turno di fila deve suonare come una denuncia assordante della pochezza del calcio italiano. Non è solo una questione tecnica e non è solo colpa di TC. I buoni giocatori ci sono e un europeo – mi spiace contraddirvi – non si vince solo por fortuna o addirittura per case. La faccenda governa la gestione del club, dei settori giovanili, del calendario, di un movimento in cui l’unico obiettivo è fare (arraffare) denaro. Basterebbe ricordare lo scempio fatto con la dirigenza di registi televisivi che – di fatto – ha abbattuto ascolti, seguito, passione.

Questi ultimi due vocaboli sono altrettanto significativi: io non vedo più giocare a pallone i ragazzi nei parchi, nei cortili, negli oratori. Altri interessi stanno ormai prendendo il sopravvento sui giovani, per riaccendere i quali nessuno sta fando assolutamente niente. Dalla scuola allo Stato, fino alle famiglie che a loro volta non incentivano più di tanta la pratica sportiva, non solo quella del pallone.

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