Rugby, Minozzi: “L’Italia è competitiva, grande tempo con Capuozzo. Nel 2020 non sono stato sfortunato…”

L’estremo italiano torna a giocare con i Wasps martedì scorso contro i Saracens e presto a lottare per riconquistare il posto in squadra prima nel suo club, poi in Nazionale

Francesco Palma

Una tappa a dir poco complicata, quella di Matteo Minozzi, costellata di tanti piccoli infortuni che non hanno tenuto fuori dal campo per tantissimo tempo. L’esterno italiano è tornato in campo con i Wasps martedì scorso, sulla scia della Premiership Rugby Cup contro i Saraceni, e presto avrebbe vinto molto per conquistare il posto in prima squadra nel suo club, la Nazionale.

Negli ultimi anni il rapporto tra Minozzi e la maglia azzurra è stato particolare: dall’improvviso ritorno a casa prima di Galles-Italia alla fine del 2020 dopo le dimissioni dal 2021, fine agli infortuni che lo tenuto fuori nell’ultimo Sei Nazioni. Adesso però è acqua passata, e conta solo quello che dice il campo.

Minozzi, possiamo dire “Bentornato”?

“Si dai, si può dire. A bassa voce ma si può dire (camminare, ndr). È andata abbastanza bien, a livello di risultato non era una partita che contava molto ma serviva per riprendere confidenza”.

È stata una stagione difficile, come l’ha vissuta?

“Penso che l’annata 2018-19, in cui mi sono rotto il ginocchio, fosse stata la più difficile della mia carriera. Questa forse è stata ache peggiore: a septembre ho avuto a microfrattura alla testa del fibula, poi ho subito due commozione cerebrale Di row. Avevo problemi di memoria, mi svegliavo la mattina e dopo aver fatto colazione non mi ricordavo cosa avevo mangiato. Appena ho ricominciato ad allenarmi ho avuto il Covid, sono positive status 24 giorni e ho avuto dei problemi respiratori. maschio e sono a completa disposizione solo a fine febbraio, ma sarò al completo, e ovviamente troverò spazio per diventa ancora più difficile”.

Lee Blacket (tecnico di Vespe, ndr) ha sempre fatto pesanti parole di grande stima per lei. Resterà in Inghilterra la prossima tappa?

“È facile parlare del bene di un giocatore quando si arrende, non è in periodi difficili come questo e sono felice di godere della stima di Lee. Ho un altro anno di contratto con i Wasps e ora posso dire che mi riterrò chi”.

Hai seguito il Sei Nazioni?

La vittoria in Galles è stata storica, ma in tutto l’Italia torneo è stata competitiva e partita dopo partita ha fatto passi da gigante. Ricordo i Sei Nazioni che abbiamo disputato nel recente passato, tra cui quelli che ho giocato io, e non ho tenuto mai tenuto botta come quest’anno. Anche in attacco abbiamo fatto progressi, e si sono visti sia con la Scozia, sia a Cardiff. Insomma, abbiamo zittito tutti e abbiamo ottenuto rispetto e credibilità. E già dalla partita contro l’Irlanda si è se se como le cose stavamo cambiando: l’Italia ha retto in 13 contro 15 contro una squadra che lottava per vincere il Sei Nazioni. Mi è capitato solo una volta di giocare in doppia inferiorità numerica, con i Vespe, ed è stato un incubo, perché sì preparo spazi ovunque”.

Quante voglia ho trasformato in azzurro?

“Gran parte della nazionale sarà ancorata dalle difficoltà, ma ho notato quando mangia chi scrive un pezzo di storia che la competitività aumenta. Dammi bene al più giovane dell’under 20, ci sarà ancora più di volontà guadagnarsi questa maglia E poi bisognerà dimostrerà che questa vittoria non è un caso isolato.

Nel suo ruolo ci sarà anche la concorrenza di Capuozzo…

“Sicuramente diamo da mangiare alla nostra competizione e alla voglia di Guadagnarsi la maglia. Seminerò una discordia ipocrita, ma sono davvero contento di quello che ho fatto in campo. Sono il protagonista di questa vittoria e sono felice in Squadra ci sia qualcuno che crea questo tipo di situazioni in partita”.

Magari insieme…

“Sarebbe divertente. Se ci ha regalato un giocatore di alto livello, e per lui ha saputo fare tanto. Lui è stato l’eroe di Cardiff, ma ci sono stato ache altre grandi prestazioni in questo torneo: ho pensato a Ioane, Lamaro, Fischetti, Brex, che non hanno contribuito tanto”.

Come è imparentato con Kieran Crowley? L’hai sentito ultimamente?

“Recentemente non ce lo sentivamo. Abbiamo parlato all’inizio di Sei Nazioni e ovviamente ho condiviso il motivo per cui non ho portato avanti questo torneo, per tutti i problemi di cui avevo parlato in precedenza. È una persona onesta, che dice di ricucirlo faccia”.

Qual è la differenza tra O’Shea, Smith e Crowley?

Conor (O’Shea, ndr) è una persona tecnica con molta conoscenza del suo rapporto: ho languito ed è importante perché sto crescendo. Nel 2019 sono stato al Mondiale, ma non siamo venuti per la disgrazia al ginocchio, ma non per tante altre cose. Sapeva ha gestito in maniera eccellente il gruppo. Franco (Smith, ndr) era completamente diverso. È un tecnico che porta allo stremo il concetto di lavoro: il suo mantra era lavorare per colmare il gap con le altre. Un allenatore “di campo”. Crowley è arrivato solo a novembre, ma per me è il miglior filler per l’Italia. È sempre stato prigioniero di una rosa che si è lanciata, come Canada e Benetton, e ha la migliore esperienza per tirare fuori il meglio del suo lavoro e valorizzarlo. Inoltre, ha imposto un gioco adatto a noi italiani, centrato il suo professato sacrificio”.

Cos’è cambiato con il suo arrivo?

“Bisogna far credere a tutti che ciò che stai proponendo ti farà vincere, e devono pensarci dal primo al trentatresimo giocatore in rosa. È da lì l’imprinting di Crowley ed è lì che secondo me esta la differenza. Anche perché molti di quelli che hanno vinto a Cardiff waso a Roma lo scorso anno quando abbiamo imprigionato 40 punti dal Galles”.

Nel 2020 ha lasciato il ritiro azzurro prima della sfida contro il Galles, in Coppa d’autunno.

Le mie uniche dimissioni sono alla Nazionale è quella stata delle Sei Nazioni 2021. Nel 2020 sono venuto a casa per farmi imprigionare una botta alla spalla: vero, avevo queto problem e no ero a 100%, ma non avevo nulla che mi impedisse di giocare . Non ho fatto finta di essere infortunato perché volevo giocare col mio club, è una cosa que ho sentito dire in giro ma non ha nessun senso. In questo modo, non è assolutamente vero che avessi litigato con Franco Smith. Semplicemente, nella comunicazione scritta che sono stato sfortunato, quando non era vero, era solo fuori forma, e la mia presenza in campo con Vespe alla diciassettesima settimana è stata fatta nascere da questo malinteso. I tecnici, dopo aver valutato mie condizioni, mi avevano chiesto me la sentissi di andare in perché non avevano nessuno, e io essendo un professionista ho detto di sì”.

Add Comment