Simone Stortoni, attesa e curiosità per la sua maglia che presto colorerà di rosa la città

6′ di lettura
04/01/2022 – Come ha ricordato il sindaco Bacci, “Dopo 37 anni, Jesi diventa la sede del Giro d’Italia”.

La città infatti, ospitera maggiore 17 il traguardo della 10a tappa Pescara – Jesi, lunga 196 km ed articolata è un dislivello di 1760 metri. Un’occasione della festa di particolare importanza per il nostro territorio che si prepara al meglio per ospitare il Giro.

Un momento per festeggiare i ciclisti all’arrivo ma anche la bicicletta, mezzo di trasporto che vanta una storia secolare. Simbolo di cultura e tradizione, soprattutto negli ultimi anni, si sta diffondendo la principale passione di molti italiani che, soprattutto dopo la pandemia, non hanno deciso di mettersi a pedalare. Grazie al progresso nell’innovazione e nella qualità, la bicicletta incarna anche un tipo di mobilità sostenibile da perseguire e adottare a favore della salute del pianoforte, e dunque, di tutti noi.

Abbiamo parlato di tutto questo con Simone Stortoni, ex ciclista professionista di Chiaravalle, che ha svolto il suo lavoro nel mondo agonistico nel 2015, ha aperto Jesi il Negozio Le Velò, specializzato nella vendita di biciclette e accessori ad esse correlati, con un ufficio per l’assistenza e le riparazioni. In virtù della sua esperienza passata ha partecipato alla scelta del corso della decima tappa del Giro. Il testimonial più appropriato dunque per capire cosa aspettarci dalla tappa marchigiana che presto colorerà di rosa la città.

Sei nato chi nelle Marche dà una famiglia impegnata nel ciclismo. Ti ricordi a quanti anni sei salito in sella e com’era la tua prima bici?

“Il mio tempo era la passione di famiglia, sono riuscito a riavere mio padre e proprio non sono entrato nel mondo del ciclismo. Vengo da una famiglia vecchio stampo, viviamo tutti in una casa, quattro famiglie tutte insieme e ache con i miei cugini sono andatimo tutti in bicicletta. Uno stile di vita che abbiamo portato avanti supportandoci a vicenda. Ho iniziato sei anni fa, per gioco, nell’ambiente del Pedale Chiaravallese dove ora corre anche mio figlio, fine a che non sono diventato un professionista. C’era l’atmosfera delle trasferte e soprattutto la partecipazione delle famiglie che, allora come oggi, fanno sacrificio per supportare i figli nello sport”.

La tua passione ti ha portato a vivere gare importanti. Ha partecipato alla Tirreno Adriatica, ai Quattro Giri d’Italia, al Tour de France nel 2012 e alla Vuelta a España. Come ci si prepara ad essere così importanti e quali sono i pensieri e le aspettative che accompagna un ciclista nella sua corsa?

“È sempre bello ed emozionante partecipare a questi eventi. La prima volta c’è la curiosità ma ci sono ache parecchi dubbi. Correre tutti i giorni per tre setimane inizialmente spaventa. Ciò che puoi fare è sicuro cercare di preparati al meglio affidandoti agli allenatori e ai preparatori. L’esperienza della prima volta poi fa da insegnamento per le seguenti. Cerchi di capire gli errori e migliorare sotto i vari aspetti.”

Sulla base di tutta la tua esperienza, cosa posso dire in merito al decimo giro del turno che concluderà il 17° anno Jesi?

“La tappa che arriva a Jesi viene prima di tutto dopo il giorno di riposo e non sai mai come il fisico può reagire. È sempre una giornata molto particolare che può creare tensione anche all’interno del gruppo. Se comincio a sentire i primi ristagni, il corpo è abituato a lavorare tutto il tempo e per assurdo un giorno di riposo a qualsiasi potrebbe anche dare fastidio. Le tappe marchigiane sono poi sempre molto particolari, ci potrebbero essere delle sorprese.

Quali sono le caratteristiche tecniche del percorso e la difficoltà principale?

“Ci sono i classici “mangia e bevi” marchigiani sempre difficili da interpretare. Nel caso delle saline dolomitiche sai a cosa vai incontro, le tappe marchigiane, dove ci sono parecchie variazionie delterre, sono difficili da interpretare. Sono tappe che mettono molto alla prova i partecipanti, c’è a generale classifica che ha sua importanza, quindi gli scalatori non mollano ei velocisti vorrebbero tenere per vare a fare la volata all’arrivo. Non c’è nulla di scontato.

Che tipo di alloggio offre un ciclista che partecipa al Giro parte della città?

Cosa possono fare i cittadini per partecipare? “Il clima del turno è nazionale e sono certo che Jesi risponderà molto bene. Il fermento dell’arrivo dei corridoi, vederli con la fatica addosso, rende unico queto sport. Come abbiamo già dimostrato a causa dell’arrivo del Tirreno, in città sembra interessare, se tanti, sembra che l’iniziativa sia organizzata e la comunità è orgogliosa di ospitare questo momento. Tutti ricordano alla Tirreno il viale chiuso alle macchine, sono giornate uniche che rimarranno nella storia della città e delle persone che vivono.”

Infine, uno sguardo al tuo attuale lavoro. Gli ultimi dovuti all’anno della pandemia non hanno modificato l’atteggiamento degli italiani. I dati hanno registrato un boom di richieste. Il mercato delle biciclette ha reagito a un tale aumento della domanda?

“Dopo il down c’è stata a richiesta esagerata con numeri che nessuno pensava di fare. Perché siamo ancorati in difficoltà sul mercato, con mancanza di materiale e tempi di attesa molto lunghi per la segna delle bici. In un primo momento, quando il componente era disponibile, eravamo molto venduti, ricchi di affondo file all’entrata, un momento storico. Adesso purtroppo stiamo vivendo a livello globale molti alti e bassi, la normalità ancora non è arrivata, ci sono ancora parecchi problemi. L’indotto delle bici non era grande come quello delle macchine e siamo andati in difficoltà.”

All’interno del settore si rileva anche un notevole aumento dei prezzi. Come hanno risposto i clienti?

“Gli acquistini rispondono naturalmente con difficoltà, così come noi venditori. Ci troviamo a fare dei preventivi che non riusciamo a rispettare proprio por esta problematica relative alle materie prime e ai tempi di attesa. E’ molto difficile gestire il cliente che dopo un anno che sembra la moto magari se ne vede changere anche al prezzo finale. Cerchiamo sempre di andargli incontro ma spesso è difficile farlo.

Alla luce di tutto questo, il ciclismo è uno sport democratico o sta diventando più selettivo?

“Diciamo che è sempre lo sport delle persone, una passione che è cruda e che ora si alimenta in modo particolare durante il periodo trascorso in casa. La passione continuerà ad esserci. Il ciclismo è uno sport che avvantaggia la mente e il fisico, e allo stesso tempo incarna la mobilità sostenibile, a vantaggio di tutti e dell’ambiente”.

Add Comment