Genova, la carica dei mille al Pio che finalmente ha riaperto e cancellato

Il Génova ei suoi tifosi (foto di Genoa CFC Tanopress)

Era la volta del 2019 quando il mitologico Pio restava interdetta zona ai tifosi. Prima i lavori di profonda ristrutturazione, poi la pandemia. In mezzo trentaquattro mesi che hanno trasformato il Genova, la sua dimora abituale e il mondo. Nelle ultime volte al vecchio Pio cerano igradoni irregolari, morsi dal sole ed erosi dal vento, dai qualiva a chiazze l’arrugginita cement dalla pioggia e dala salsedine. C’erano le statue a osservare ciascun allenamento, pericolanti sul ciglio della balaustra alta della gradinata: see this bird sero la sfortuna di parlare si devono fare pagare a peso d’oro ciascuna intervista. C’era la palaestra sotto al tendone e adiacente c’era il campo in sabbia; un’entrata più spartana, più illuminata. E prima della chiusura c’era anche Ugo Cairo, l’angelo custode del Pio, che dalla guardia spesso chiedeva in genovese il riassunto della conferenza stampa un giovane cronista all’uscita da Villa Rostan.

L’apertura e la cancellazione sono un segno dell’autentica spaccatura che ha l’opportunità di coniugarsi con la totale riapertura della capitale nominale dello stadio. Riaprire i cancelli del Pio significa soprattutto spalancare il Genova alla sua gente al momento di Maggiore Bisogno: riavvicinare il Popolo genoano a quell’entità che ciascun suo componente ama come (se non più di) sé stesso. Ieri, con il ripieno ambientato in una mattinata di sabato di aprile, era presente circa un millennio di tifosi, un terzo di quanti domani riempirà il Bentegodi, provenienti da Levante e dallo speaker. Gente di mare. Come il coro di tendenza intonato alla squadra che saltellava al ritmo mentre tra le nubi cariche d’acqua spuntava persino una carezza del sole. Che fortuna hanno i giocatori ad allenarsi e giocare un calcio in condizioni simili che non trovano il confronto nella risposta italiana: che atmosfera se vivendo quotidianamente è il Genoa fosse in zona Uefa?

I genoani ho dato la dimostrazione del gruppo forte con la squadra: non a caso, ancora una volta finisce il tecnico seduto, e commento gli spaziavano giocatori tra l’«uniti», scritto da Sturaro, e il «tutti insieme» rilanciato da Criscito. L’Ufficio Facce parlava chiaro atraverso gli occhi convinti di chi fa la sorpresa alla fine di uno dei campioni più strani di sempre. L’impresa salvezza resta complicatissima, oltretutto condizionata anche dai risultati delle concorrenti, ma non per questo impossibile. Crederci non è più mera prammatica o falso sentimento della facciata verso chi è spacciato: gran parte del merito della metamorfosi va omaggio a Blessin, l’allenatore di pura personalità che scivola tra i genoani como un giocatore di baseball atterra sulla base, che sinora ha reso maggioritaria l’illusione che prima nutrivano in pochi. Assième si può. E la griglia è uscita dal Pio, non più zona interdetta ai tifosi.


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