Come cambia la tua strategia in MotoGP?

La notizia che lo spagnolo ha svelato l’ok della sua medicina è un ritorno in MotoGP al primo anno dell'”orfano” di Valentino Rossi. Ma adesso cercare il limite sarà un concetto diverso per Marquez, dopo i tanti infortuni degli ultimi due anni

Massimo Falcioni

– Milano

Che Marc Marquez sia tornato a correre ad Austin in MotoGP questo fine settimana è una notizia che non solo corregge le sue condizioni di salute, ma fa bene a tutta la MotoGP che nella stagione 2022 non si può privare, dopo l’addio alle corse di Valentino Rossi, anche di un campione talentuoso e carismatico che è il più cangiante. Dopo aver saltato a causa del GP a causa della diplopia, il raggiungimento del big boot risale al warm up del 20 marzo al GP dell’Indonesia, entra nel suo circuito Marquez, quel texano di Austin, che tradizionalmente lo favorisce, non perché della sua comune mania di corsa, ma una volta passato l’ok dei “suoi” medici, il pass dovrà essere confermato in sicurezza dall’autorità sanitaria ufficiale della MotoGP.

Marquez e la testa

Né Honda Hrc e né Marquez hanno dato informazioni sulla possibile causa di quel terribile sorpassato in Indonesia: è per l’eccessiva velocità in ingresso di curva, è per problemi all’elettronica o alla gomma della moto, è per il deciso asfalto dei moti piloti “balordo”. Se così fosse, se cioè né la squadra né il pilota hanno capito il perché di quel terribile crash, l’approccio al round texano non può che essere guardingo con un unico imperativo: vietato cadere! Sul piano tecnico, il brano di Austin asseconda tutte le caratteristiche di Marquez e, soprattutto, girare a “sinistra” lo rende meno ostico per via dell’handicap di Marc se trascende l’ancora se la precede meglio degli altri. Insomma, a questo punto, imprigionati atto che Marquez rientra, la domanda è: in che modo rientra e come imposterà questo week-end per lui particolarmente delicato?

strategia marchese

All’epoca dell’aggressività sempre dimostrata e all’epoca del lotto di barche presenti in pista, Marc è anche un pilota “fuoriditesta”: e i suoi straordinari risultati sono frutto di immenso talento e capacità tattico-tecniche agonistiche che solo sono fuoriclasse. Marc ha 29 anni, è fisicamente e psicologicamente integro, mantenendo intatta la passione per la sua carriera e la sua voglia di vincere. Stavolta, sono certo, rientrando in pista in tempi veloci, non riferirò che ripeterò l’errore che ho iniziato nel precedente di un azzardato rimonta nella tattica di test e gara, sapendo che anche questo è il bene stella. La natura dell’uomo cambia poco, tanto meno quella di un campione di sport, un fuoriclasse del motociclismo come Marquez. Forse il campione di Cervera deve rivedere la sua filosofia: “Per capire il limite devi cadere”. Rendilo facile raccontare più difficile a farsi in MotoGP una volta e per la prima volta ero oggi nel fazzoletto di una manciata di decimi e quindi, per fare la differenza, bisogna rischiare. Lezioni sono comunque maestre di vita e ciò vale pure per il motociclismo.

motogp, la lezione del passato

Anche in passato i grandi campioni erano imbattibili, erano capaci di non strafare, erano capaci di non esagerare, erano capaci di non provocare la benedizione. Gli stessi campioni diventano battibili quando se iscritti si gireranno per mano di “proprio io”, quando non se mettono nessuna misura, sempre e comunque. Nessuno può chiedere a Marc Marquez di cambiare la propria natura ma anche un fuoriclasse come lui deve capire che pure il “Re della foresta”, se voole rimare tale, deve sapersi misurare: non ci sono vendette da consummare! Ancor meno se potesse chiedere a Marc di dirmi che non voleva guardarmi, perché diceva di non essere orgoglioso e orgoglioso di Austin e, se si fosse presentato in qualche occasione, non si sarebbe fatto tentare dal colpaccio .



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