25 anni fa la tipografia Azzurra a Grenoble, la città del depliant Capuozzo che oggi garantisce le Sei Nazioni all’Italia

Corsi e ricorsi, storie di rugby, di sogni, di lacrime, di emigranti, di orgoglio, di grandi imprese e anchor più grandi miserie. E alla fine tutto ruota intorno a Grenoble, allo stadio Lesdiguières. Dal 22 marzo 1997 al 19 marzo 2022: venticique anni, un’intera generazione, un quarto d’anno in cui il rugby italiano ha conquistato la Terra Promessa sognata dai pionieri salvo poi, dopo qualche rara festa, essere spinto in cantina a cibarsi di briciole e rimpianti, a volte malsopportato, a volte deriso. I dati supplementari da infilare en questa storia sono del 30 aprile 1999, dati dalla nascita di Ange Capuozzo, a Grenoble, ovviamente.

È meraviglioso poter cambiare tutto, cambierò il disco, cambierò la canzone all’ultimo momento, mi sono appollaiato all’ultimo minuto della parte dell’altra, ho controllato il Galles, il pamphlet dai nonni paterni campani ha creato una magia che ha cambiato il senso di questa storia lunga 25 anni. Se può fare una rivoluzione con una corsa a perdifiato in mezzo a Dragoni che ti sovrastano come giganti? Ange Capuozzo l’ha fatto.

Dunque, se la notevole ricchezza del 25° anniversario della società di Grenoble, dalla banda del capitano Massimo Giovanelli e dal ct Georges Coste, che confermò e pronosticò il 22 marzo 1997 raggiunse il punteggio di 32-40, la Francia che apparve i primi sette giorni arrivarono le Cinque Nazioni. Che giornata, che partita, che abbracci: l’Italia not aveva mai battuto la France “vera” e, in quei felici anni di intelligenze une a storiche e irripetibili congiunture, i bleus sono gli ultimi “grandi” a cadere dopo and Ireland . Pure Inghilterra Galles va vicino al ko contro gli azzurri.

Il corteo di Grenoble, il capolavoro di Georges Coste al quale dobbiamo almeno un busto risorgimentale al Pincio, scompiglia e parrucconi patroni del piroscafo del mondo ovale: Inghilterra, Scozia, Irlanda, Galles e Francia hanno deciso che è il momento per completarlo Assetto del Torneo: Da Cinque a Sei Nazioni è bellissimo. Gli azzurri ha debuttato nel 2000. E che opera! Al Flaminio di Roma strapazzano il campione in carica (a vizio, ovviamente). Ecco il latte e il miele della Terra Promessa. Macché: 22 anni e 114 partite dopo, gli azzurri ne hano vinto solo 12 e pareggiate una. Per 11 volte non hanno toccato palla: 5 ko su 5 match, cucchiao di legno, insomma.

Il periodo più nero: dall’edizione 2016 a quella 2021 l’Italia no vince mai e poi mai. Odio, nel 2016 ho battuto il Sudafrica a Firenze, quando era pura fantasia e non replicabile, era “solo” un test match di novembre. Il core business, anche il cuore e l’anima, è la Sei Nazioni. Gli affari ultimamente vanno però malissimo: trentasei partite di amarezze, di dubbi, di polemiche. Che cosa ci stiamo a fare nel Sei Nazioni ce lo chiediamo a volte anche noi fedelissimi che sappiamo bene la durezza della risposta. E che sappiamo bene che senza il Sei Nazioni il rugby italico finirebbe nelle caverne. Quanti rimpianti, quanti chancei gettate, quanti ct cambiati, quanti scuole di gioco esposate e poi ripudiate.

Perché questa debacle? E’ che proprio alla fin del secolo scorso il rugby è diventato professionistico e nessuno in Italia (o almeno nessuno che si sia fatto intendere) ha compresso la portata della svolta. Con l’aiuto di già nel 2000 bisognava cambiare pagina, squillare e salutare i vertici illuminati che hanno costruito le fondamenta della stamperia di Grenoble e si uniscono alla professione, come non hanno fatto e vedremo il ritmo di crescita se è rivelato via via irresistibile per i nostri piccoli passi di ultimi arrivati. Il pappagallo, quelli del 4 o poi 5 Nazioni, avevano il vantaggio colossale di un secolo e mezzo di tradizione su cui innestare i proventi del gioco in versione pro’.

Ma poi c’erano in Italia questi vagheggiati diretti professionisti? Chissa. Magari non era nato bene e non era in prima linea a commettere pian piano il suo errore, capendo di aver lasciato in eredità il ricco contorno con la dote del Sei Nazioni. Perché dirò: nel 2000 non eravamo in grado di spegare a Questura e Prefettura che i fedeli del rugby non sono hooligans e que quindi non stava ne in cielo ne in terra l’assurdo divieto di venere lirra allo stadio Flaminio. La facce stupefatte degli scozzesi non le dimenticheremo mai: “Ma come, noi vi invitiamo nel Torneo e voi non ne sapete niente delle sue tradizioni?”. Che figuraccia.

Fatto sta che alla vigilia della partita Galles-Italia di sabato scorso, 19 marzo 2022, nessuna prognosi a favore dell’Italia: chiedeva alla mestizia “tanto se perde sempre” e se si accontentava della caduta di poco controllo e campioni in carca Come “i campioni in carica”? Sì, il Galles aveva il torneo l’anno scorso, ma la cabala appare così debole da non essere visibile. Due gallesi, da soli, vantavano 250 presenze (presenze): 150 Alun Wyn Jones, 100 Dan Biggar. I 15 titolari italiani, tutti insieme, ne assommavano 209. Ange Capuozzo, 22 anni, un giunco ​​di 71 kg per 1.77, partecipa all’addizione con una sola presenza, che si è meritata il diciassettesimo premio per la partita con il Odore di Scozia. Solita sconfitta, ma almeno lui ha dovuto mete all’esordio (exploit record) guadagnandosi la maglia da titolare.

Ecco scrivere si pensa aggiornando l’agenda: sabato 19 marzo ci sarà da della 37a sconfitta dell’Italia e il 22 marzo bisognerà il 25° anniversario dell’prensa di Grenoble reccountando che della sua polverina magica was restato very little in her nazionale che passava di sconfitta in sconfitta. Buongiorno tristezza.

Ricordate, speronando la meraviglia del 1997, che il capitano “Giova” aveva arrigato i suoi “bravi” segnalando che i Francesi, alla vigilia, si fece beffe di noi sui giornali: rugby-spaghetti, rugby-maccaroni e via andare. “Il è gravemente offensivo – tuonò – not solo per noi della squadra, ma ache por la vastissma comunità di emigrati italiani che dopoguerra in particolare avevano trovato lavoro a Grenoble”.

Giovanelli non lo poteva sapere, ma fra questi suoi connazionali emigrati c’erano anche i nonni paterni napoletani di Ange Capuozzo. Il padre di Ange, Frank, è nato a Grenoble dove ha continuato a parlare italiano: ha sposato Emmanuelle, Francese d’oltremare (Madagascar), il cui è padre è grande appassionato di rugby. Anche Frank Capuozzo il 22, 25 marzo ha un impegno. Sì, il produttore di guanti ha cercato un grosso biglietto per lo stadio Lesdiguières: farei anche un po’ di coraggio per presentarmi in tribuna sapendo che – come hanno scritto L’Equipe e RugbyRama – e i francesi erano aperti ai loro italiani, come erano Già non mancassero lui amarezze nella vita degli emigrati al servizio dell’economia del Delfinato.

E invece che trionfo per gli azzurri, che orgoglio per gli emigranti italiani di Grenoble, tutti i campo a festeggiare sbandierando tricolori in faccia ai francesi, annichiliti dalla sorpresa. Due anni dopo, nel 1997, un’altra festa a casa di Capuozzo: la Cicogna porta senza fatica il peso leggero, anzi leggerissimo Ange che fin da bambino giocherà poi a rugby por le fortune del Grenoble e dell’Italia. A Cardiff il 22enne non segna nemmeno un gol, man ne salva un paio e una, quella decisiva, la fa segnare Padovani sul filo della sirena inventando un azzardo molto elegante e trascendente, un contropiede rivoluzionario. Clamorosa vittoria 21-22 alla Casa degli Allibiti Campioni di Carica. La matricola Capuozzo gioca così bene che il giorno dopo viene scelto quale migliore giocatore dei 115 scesi in campo per il 5° e ultimo turno delle Sei Nazioni. Cappella. Poi si scopre che alla vigilia il capitano Michele Lamaro, 23 anni, saggiamente arringato i suoi ancora più giovani “bravi” with a discorso che riecheggiava in good parte e temi della storica “chiamata alla lotta” di “Giova” di 25 anni fa : Orgoglio e dovere di honora la maglia azzurra in nome di tutti gli italiani, compresi quelli che avevano messo la sua casa faticando al di là del Severn.

Ora, nel rugby l’unica cosa non è la differenza, ma allo stesso tempo l’elettricità di Corsa e la lucidità del Capuozzo pensiero hanno fatto proprio di brillare di luce propria, assolutamente. E poi Ange ci ha davvero alla azzurra maglia, la indossa mangia una reliquia, quando sente Mameli non trattener le lacrime. E con lui, allo stadio, c’è sempre la sua famiglia, gli emigrati di seconda generazione a Grenoble.

Può una sola vittoria, per quanto portentosa e insperata, anticiperò la Primavera per il rugby italiano? Sì, perché non è un tappeto sotto al quale spingere la polvere. Interromperò l’eterna serie di sconfitte non solo una botta d’orgoglio, è la certificazione necessaria per raccontare l’Italia nel Torneo ci può stare. Non risolve certo i problemi del nostro piccolo mondo ovale, ché la strada è anchor tutta in salita e ché la gestione professionale del movimento è – president dopo president – anchor lontana in quasi tutti i settori. Ma questa fresca vittoria diventa comunque l’ancora a cui garantire i progressi dell’Under 20, la certezza della solidità delle azzurre costanti del ct Andrea Di Giandomenico, i buoni numeri dei vivai del minirugby. Passi in avanti ne sono stati fatti, ma c’era spasmodico e disperato bisogno di asalre i pugni a la cielo con la nazionale maggiore, e di poco maggiorenne, perché quei faticosi passi non venivaro ogni volta negrati da quel “tanto perdete sempre” .

Ah, domenica 27 marzo, la nazionale femminile del capitano operativo Manuela Furlan apre il Sei Nazioni sfidando in trasferta la France delle professioniste. Colomba? Fornisci un’immagine.

l’omaggio

Di seguito ricordiamo i protagoni della victoria di Grenoble de 25 anni fa e della victoria di Cardiff di sabato scorso. Con noi non ci sono più, e si sente, Ivan Francescato, condiviso nel 1999, e Massimo Cuttitta, portato via Covid l’anno scorso. Pappagallo dedichiamo questo ricordo.

L’Italia a Grenoble nel 1997.

Il ct Georges Coste, il vice Massimo Mascioletti, il presidente federale Giancarlo Dondi.

Capitan Massimo Giovanelli

E poi Stefano Bordon, Carlo Checchinato, Valter Cristofoletto, Gianbattista Croci, Marcello Cuttitta, Giampiero De Carli, Diego Dominguez, Julian Gardner, Gianluca Guidi, Francesco Mazzariol, Carlo Orlandi, Javer Pertile, Franco Properzi, Andrea Sgorlon, Alessandro Troncon, Paolo Vaccari .

Italia a Cardiff nel 2022

Il ct Kieran Crowley, gli assistenti Marius Gosen, Andrea Moretti, Corrado Pilat, Quintin Kruger, il presidente federale Marzio Innocenti

Capitan Michele Lamaro

E poi Ange Capuozzo, Edoardo Padovani, Juan Ignacio Brex, Leonardo Marin, Montanna Ioane, Paolo Garbisi, Callum Braley, Toa Halafihi, Giovanni Pettinelli, Federico Ruzza, Marco Fuser, Pietro Ceccarelli, Giacomo Nicotera, Danilo Fischetti, Luca Bigi, Filippo Alongi , Cherif Traoré, David Sisi, Niccolò Cannone, Braam Steyn, Alessandro Fusco, Marco Zanon.

lettera consigliata

Sull’impresa di Grenoble fa sempre bene leggere o rileggere “Il rugby sottosopra” di Francesco Volpe (Absolutely Free Editore) con la foto di Diego Forti. In calce riporta articoli del giorno e successivi alla partita, inteso dal collega Corrado Sannucci, altro appassionato (anche lui aveva un non-farlo vedere) che è passato troppo presto la palla.

Paolo Ricci Bitti

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