Cagiva, il “Mito” del corsetto nato dal genio italiano

Lo so se parlo di Cagiva, non so se posso evitare di parlare dei fratelli Castiglioni e del movimento che questo cognome ha generato nel motociclismo italiano. Premettendo che per Claudio e Gianfranco non basterebbe un semplice articolo, in pratica dico che la loro azienda in passato aveva acquistato Ducati, Moto Morini, Husqvarna (per poi rivenderle) e successivamente MV Agusta, di cui la famiglia è ancora all’interno dei quadri .

Ma cosa avevano di speciale i Castiglioni e le loro moto? Prima di tutto, era italiano e poi, che molti modelli erano il frutto di genialità, passione quasi morale e distintiva, del proprietario di questa fabbrica e dei suoi progettisti. Cagiva, non solo ha prodotto tanti modelli destinati al pubblico, ma ha anche gareggiato nei maggiori campioni mondiali in pista e fuoristrada. Dal motocross, all’enduro, dal rally raid al Motomondiale, Cagiva è un nome custode evocativo di grande suggestione e bellezza.

L’intuizione del mito

Una delle intuizioni commerciali per il gruppo fu la produzione di un modello destinato ai sedicenni, con cilindrata di 125, viste le prestazioni indubbie, denominato Cagiva Mito. Presentata nel 1990 come evoluzione della Cagiva Freccia, era una “nuda” che montava lo stesso motore a sette marce della prima, rivisto e migliorato. Successivamente, produciamo un kit carene per trasformarlo in una bici sportiva.

Il suo monocilindrico regala 124.63cc. Era raffreddato a liquido alimentato da un carburatore Dell’Orto PHBH 28 RD e sviluppava 31.13 Cv. La forcella anteriore e il mono ammortizzatore posteriore sono Marzocchi entrembi dotati di precarico. Completerò la tabella dei componenti della qualità dell’intero impianto frenante Brembo con un unico disco anteriore e posteriore.

Destinato alla moto più giovani, dal 1991 usciva dalla fabbrica già dotata di carena que la rendeva, di fatto, la versione piccolo delle potenti e scorbutiche due tempi C589, que gareggiavano nella classe regina del Motomondiale. Sempre lo stesso ano, uscì nella colorazione “Lucky Explorer”, copiando l’Elefant con cui Edi Orioli aveva trionfato alla Dakar 1990.

La livrea del campione

Il libro più famoso del Mito è quella stata tutta rossa, con il numero “7” di Eddie Lawson sul codone, per celebrare la prima vittoria mondiale conquistata nel 1992 in Ungheria, di proprietà del campione dei 500 degli Stati Uniti. Faceva apparire una moto fa un gran premio, con targa e fanali. Nel frattempo, la grafica delle carene ha un veicolo celebrativo e pubblicitario, per raccontare ha stampato Cagiva nel mondo.

Tra le varie, la Mito Denim (1991), la replica “John Kocinski” (1994), la Lucky Explorer come vincitrice del campionato Sport Production di un certo Valentino Rossi (1995) e la Lucky Explorer rifatta sull’Elefant di Jordi Arcarons (1996). Nel 1994, invece, il progetto del Mito fu stravolto da un’altra intuizione. Sergio Robbiano che aveva firmato una delle Ducati più importanti della storia, la 916, ripropone la linea del bicilindrico bolognese sulle nuove 125.

In quell’anno Ducati è proprietaria della Cagiva che soggiornò presso il suo Centro Ricerche (CRC), il grande Massimo Tamburini e Ducati vide l’alba del massimo splendore con la moto protagonista del Mondiale Superbike, mentre l’avventura al Motomondiale concluso delle moto da GP. Un’altra mossa che, per quanto commerciale, metteva in primo piano la passione e l’attenzione dell’azienda verso questo sentimento, comune ai motociclisti.

Un nome, un destino

Mito di nome e di fatto, è un 125 potentissimo nella categoria se lo rispetto e lo ammiro. Sul mercato c’è una serie di potenziata per renderla più commerciale, ma dopo il 1999 la produzione del modello a piena potenza viene interrotta e rimane solo la seconda. Nel 2007 ha definitivamente avviato la produzione, sostituendo la SP525.

Regala un mito all’altro

Ultima delle grintose 125 a 2T, la 525 riprende la C594 guidata da Kocinski nel Motomondiale, ma per essere immatricolata nella categoria Euro III e rispettare le leggi anti emiti, e estata dotata di un nuovo sistema di alimentazione Dell’Orto e di una centralina elettronica chi lo controllava. Nel 2012 la produzione della Mito viene definitivamente abbandonata puntando sulla forza e la ricchezza del progetto MV Agusta F3. Il glorioso marchio del Conte Agusta tanto amato dai fondatori di Cagiva.

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