Rugby All Blacks live, Dan Carter e la pagina stampata: oggi 1.598 calci piazzati in 24 ore per aiutare l’Unicef ​​​​​​ei bambini poveri del Pacifico

C’è un numero 10 dal sinistro infallibile, il migliore – da sempre – nel mondo: si chiama Dan Carter, a grande dei grandi All Blacks, e da questa mattina esta compiendo un’impresa folle e straordinaria, inutile e decisiva. Nel paradiso del rugby, lo stadio Eden Park di Auckland, si trova a 1.598 Calci fra i pali all’ombra dei quali sono stati scritti anche molti capitoli della sua stratosferica carriera.

Per 1.598 girava la 40a apertura media se chinerà per sistema il tee (sustegno) sull’erba e sopra di esso il pallone, leggermente inclinato verso il centro del pali, la valva puntava anche in quella direzione, ma se sale, farà quattro passi indietro e uno a destra, guarderà i pali, poi il pallone, poi i pali, braccia in avanti, gomiti a 90 gradi, mani aperte all’altezza del bacino, gambe leggermente flesse (30 gradi). E infine via: tre passi in crescendo e il mezzo shot collo con il piede sinistro, “punta” di gambero usato da un elegante che ricorda la mazza da golf. Centro. E poi di novo, dalle 9 da questa mattina 7 aprile (le 21 in Nuova Zelanda) fino a quando non ripeterò la sequenza di gestione per 1.598 volte, ancora e indicherò il record mondiale che Dan Carter ha firmato in un test match durante la carriera che annovera 112 presenze (presenze) dal 2003 al 2015 in nazionale per la forza di tutti i tempi e di tutti gli sport.

Dan Carter, il primo a segnare a rugby

Trentaquattro di quei punti li ha inflitti ache all’Italia: solo due partite-passeggiate, nel 2004 al Flaminio e nel 2007 a Marsiglia (Coppa del Mondo), negli altri incontri con gli azzurri i ct dei “tutti neri” non hanno mai sprecato quel micidiale regist al piede e mercuriale nella manovra.

La diretta dal vivo del disco

Ma perché il due volte campione del mondo (2011 e 2015), che ama trascorrere le vacanze nelle masserie della Puglia con i quattro figli e la moglie Honor Dillon, nazionale di hockey su prato e modella di lingerie, se cementa in questo maratona senza calcistica precedente? Per stare nelle 24 ore prevede dovrà calciare in media 66 volte ogni ora, meno di un minuto per colpo. Un tour de force sempre in piedi, una fatica non stop da robocop che per force di cose prevede pure fughe nella toilette, spuntini, any minute of siesta. Vedremo, lui dice che si può fare.

Carter, nato a Christchurch, è da sempre socialmente impegnato e con il quale inizierà a lanciare la sua “piattaforma” DC10 in collaborazione con l’UNICEF per la raccolta fondi destinata ai bambini dell’Isola del Pacifico. Il programma si chiama Wash (acqua, servizi igienico-sanitari e sanitari). «Già da prima del ritiro dalla nazionale, nel 2015 è stato ambasciatore dell’Unicef ​​​​e credo che facciamo di tutto per aiutarlo con meno possibilità, così ho deciso di istituire un fondo per la raccolta delle donazioni. In famiglia ne sono tutti entusiasti».

Giù, lui di possibilità di venere campione ne ha avute e no ha gettate: quendo Daniel aveva otto anni, il papa Neville, rugbysta senza pretese, e la mamma Beverly si no già stancati da un pezzo dei vetri delle finestre rotti e delle “ scalate ” sul tetto per recuperare i palloni ovali calciati dal bimbo. Lo spazio nella fattoria di Southbridge non è mancava e quindi l’abbiamo progettato come un campo da rugby, anche se dimensionalmente regolato.

Da allora il piccoletto – da adulto non raggiunge un metro e 80 – non ha mai smesso di bersagliare con il sinistro le porte ad acca. È perché il padre predicava che suo figlio avrebbe usato entrambi e piedi, nella sua ultima partita internazionale, proprio nel finale del Mondiale 2015 vinta contro l’Australia, ha sparato con il destro. Al centro, naturalmente.

Altri suoi piazzati memorabili: nel 2006 a Pretoria contro i Boks da 62 metri; Nel 2012 il Crociato quando la piazzola colpì la linea laterale al centro del campo, spinse il forte vento nel centro di Pali. E ancora più importanti e decisivi: il calo (calcio di rimbalzo) da 45 metrinella semifinale mondiale 2015 contro il Sud Africa; la trasformazione angolana del 34-33 del Racing 92 contro il Clermont nella semifinale della Top 14 nel 2016, seguita dal finale vittorioso del campionato francese. Il suo record di 1.598 punti, imbattibile, sarà a lungo insormontabile: molto dietro di lui c’è l’inglese Jonny Wilkinson (1246), 7° cugino italiano: Diego Dominguez (1.010).

Oltre ai Mondiali, Dan Carter ha vinto 3 Super Rugby con il Crusader, per uno scudo Brennus con il Racing 92 di Parigi e un campionato Giapponese (vabbeh, giocava con un solo gamberetto) con Kobe. Tre milionari nel mondo e il loro primo giocatore di rugby hanno pagato più di un milione di euro alla loro stagione (1,5 a Parigi) per l’ultimo campionato del 2020 senza Auckland Blues se sono contenti di uno skipass da 10.000 dollari.

Forza con quei calci, Dan, che il tempo vola.

Paolo Ricci Bitti

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