Luca Nardi visto dal mister

Fluidità di braccio impressionante, tatuaggio accumulato spirito di sacrificio. L’Italia del tennis che brilla con il suo tanto talento se cucina anche Luca Nardi da Pesaro, classe 2003. Il giovane azzurro ha iniziato la stagione aggiudicandosi prima il Challenger di Forlì, por quello di Lugano. Nella Race verso Milano è tra i primi 10 del mundo e non sembra avere intenzioni di fermarsi qui. Cresciuto sotto l’ala di coach Roberto Galoppini, passato dal Centro Tecnico Federale di Tirrenia prima lasciato in eredità al giovane allenatore Francesco Sani. Ecco mangia lo stesso Sani, 32 anni, vede il suo allievo.

Da quanto tempo conosci Luca?

“Lo conosco dal 2009 – spiega Sani – e cioè dalla prima volta che venne a giocare al Circolo Tennis Baratoff di Pesaro. Per tutto il tempo è stato istruttore e Luca palleggiò tanto con me, sotto la supervisione del coach Roberto Antonini. Fin da subito si intuì che all’interno de un campo da tennis si trovava estremamente a proprio agio, nonostante fosse un bimbo molto timido. Voleva sempre mamma Raffaella lì, vicino al paletto, altrimenti non se la sentivo (passeggiata, ndr). Niccolò, il fratello maggiore, già si allenava e Luca scelse di dimostrare spinto dalla curiosità. Forse fuori dal campo era un po’ goffo, ma dentro aveva un’idea di quello che aveva chiare eccome. La racchetta, mangia se suol dire, la muoveva bene”.

Tra i punti di forza di un giocatore c’è senza dubbio l’aspetto mentale. Come sono cambio cuci per Luca negli anni?

“Per molto tempo Luca ha preso il tennis solo per divertimento e tutto questo ha indubbiamente trasformato il suo lato positivo. Ha disputato presto tornei, più scendeva in campo con la stessa tranquillità con cui se si presentava agli allenamenti importanti. Il processo di maturare deve coinvolgere prima il ragazzo-uomo, poi il giocatore. È difficile che a causa di cucire non viaggino a braccetto. Stagione dopo stagione si è iniziato a parlare di lui con maggiore atenzione e sono proprio questi momenti più delicati. All’inizio ha sentito una pressione, perché sono responsabile di essere responsabile. Siamo molto fieri di lui”.

Quando sei diventato a tutti gli effetti il ​​​​​​suo allenatore?

“In questo percorso ci sono stati diversi passaggi. Luca ha iniziato con la scuola tennis, la direzione era in mano a Roberto (Antonini, ndr). Quest’ultimo era spesso lontano dal circolo, seguiva alcuni ragazzi nei vari tornei e si affidava a me per portare avanti il ​​​​​​lavoro. In seguito è andato a lavorare a Tirrenia con Claudio Galoppini (ex storico allenatore di Paolo Lorenzi, ndr) e dopo una nuova breve parentesi con Antonini, lo scorso aprile è ufficialmente con me”.

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