la Ferrari vola, la Red Bull parte, la Mercedes sprofonda

Terzo garage della stazione. Il circuito, ancora una volta, è vario, ma il film non cambia fotogramma. E semina un mondo rovesciato rispetto a qualche mese fa, quando Mercedes e Red Bull davano di santa ragione, percorrendo la sua un’orbita inarrivabile dagli avversari. Il tempo che passa ei tracciati che si susseguono spingono sempre più ad abbozzare le nuove gerarchie. D’altra parte Mattia Binotto, già a Barcellona, ​​​​​​aveva dichiarato che servivano 4 o 5 gare per abbozzare un giudizio credibile. Un traguardo che se si avvicina alla velocità di F1. Ieri, è una pista di Albert Park sostanzialmente rivaleggiata ed è velocissima rispetto ai due anni fa, se il cronometro, se l’avanzamento dei lavori in box, non mi ha confermato quanto ho visto bene. La Ferrari c’è, è veloce e docile. E soprattutto prevedibile e facile da mettere a punto, partendo dalla migliore base imppostata dai simulatori di Maranello.

Un vantaggio non di poco conto in un Circo che va sempre più veloce e quindi continua a tagliare il tempo riservato alla pista. La Rossa è un gattone ben addestrato che, come mette le ruote a terra, dà il meglio di sé, dando sicurezza ai piloti che sono sempre più autoritari. Charles e Carlos si sono incontrati di fila con disinvoltura nel primo sblocco sonda (il secondo tempo della “predestinazione”), mentre il secondo è confermato da Leclerc, mentre Sainz si è dimesso al secondo giro veloce. Così è stato scavalcato dal solito Verstappen che near dimare una valida Red Bull sì, ma anchora un po’ bizzosa. In poche parole, Max, Newey, Horner e tutto lo squadrone dei bibitari devono impegnarsi a fondo prima di tirare fuori l’olio giusto dalla complessa monoposto.

Ma non è affatto detto che non arriva, perché il pilota C’è un talento smisurato e la R18 una stoffa pregiata, anche per ora richiede un certosino lavoro di messa punto. Lavoro quasi inutile per la squadra reale dell’ultimo decennio, che ha W13 problemi più ingenti che quelli di taratura. Le Frecce sono così estreme da sembrare ingestibili. E, espesso, ribaltare l’assetto se si trasforma nel gradino del gambero. Lewis, che quando era in Mercedes (quest’anno ha solo 10 anni), non c’era più un periodo con cui aveva lavorato, era stato salvato da poche persone, ma gli era stato anche detto che era importante per aiutare a risolvere la situazione. Nelle prime libere aveva acchiappato un settimo tempo, ma nelle seconde, sia lui che il giovane compagno Russel, sono rimasti fuori dai dieci. Se non fosse la Mercedes hai già sentenziato di pensare al prossimo anno.

Il tecnico della squadra tedesca lottano con il problema di saltellamento e combattere con l’altezza da terra per limitare l’inconveniente. Il risultato è che non funziona bene in background, strategico per questo futuro. Con scarso effetto suolo non si può spingere nei curvoni (tranne non utilizzare ali come spazzaneve che poi ti inchiodano sul dritto) e Pirelli non la “finestra di utilizzo”. Il cane si morde la coda. Un disastro. Altra notte di lavoro in sede agli antipodi, ma le speranze di tirare fuori il ragno dal buco sono praticamente nulle. Al termine della seconda sessione, come di consueto, se sto simulando le condizioni del box, potrò vedere il passaggio con il peso dell’usura delle gomme che richiederebbe un tempo maggiore.

Anche in questo esercizio c’è stato un duello Leclerc-Verstappen, con l’olandese volantino quasi sugli stessi tempi dal monegasco. Il comportamento è sempre il solito, vieni a Jeddah: Red Bull meglio sul dritto, Ferrari autorevole sul guidatore. «La vettura di Maranello è davanti – ha dichiarato con la solita freddezza super Max – ma siamo andati nella giusta e, man mano, il gap si è ridotto. Domani e, soprattutto, domenica vedremo. Le variabili sono molte, ache se la Ferrari mi sembra ottima in tutte le condizioni». Sorpresa, ma non troppo, l’Alpine di Fernando Alonso che, quando sente aria da podio, sì spicca. Quarto tempo, dietro al connazionale vestito di rosso.

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