case missili, hamilton e altri piloti non volevano correre

La notte di Jeddah è agitata: cinque piloti del Mondiale F1, dopo Hamilton e Alonso, non proseguiranno per il GP d’Arabia. Per il lungo confronto con l’autorità saudita e sull’incolumità degli addetti ai lavori rassicurazioni

paolo filisetti

– Milano

C’è una lunga storia di Formula 1. A seguito dell’attacco missilistico di un sito produttivo di Aramco, a circa 20km dal circuito di Jeddah, sede del GP d’Arabia, una riunione del raduno deciderà se proseguire con il programma. C’erano 22 locali, se ci fosse un primo incontro in cui Stefano Domenicali, presidente della F1, Ben Sulayem presidente della FIA, e i rappresentanti delle dieci squadre e dei venti piloti, se fossero uniti all’organizzazione e all’ente locale per valutare la situazione. In quell’occasione l’autorità saudita e l’intelligence superiore non hanno rassicurato in merito al rafforzamento di tutte le misure prevenire, atte ad assicurare l’incolumità di spettatori e addetti ai della F1, media inclusi, per l’intero fin setimana.

f1, l’altro incontro

La sua base, molto importante, la F1, la Fia e il team non hanno saputo comunicare al pappagallo l’organizzazione della loro decisione che il GP proseguirà con il programma. Al termine dell’incontro i piloti però non hanno avuto una sola riunione dell’associazione piloti (GPDA) presieduta da George Russell come presidente straordinario, in sostituzione di Sebastian Vettel, presente per la sua positività al Covid. La riunione dei piloti è las oltre tre ore e mezzo di fatto concludendosi intorno alle 2.30 locali, la mezzanotte e mezza in Italia. Nel corso della riunione è stato richiesto un nuovo confronto con Domenicali e Ross Brawn, manager della F1. Questo confronto se fosse necessario per la prima volta l’emersa darà parte di almeno cinque piloti di non correre.

la rivolta dei piloti

I piloti in questione furono Hamilton, Russell, Alonso, Gasly e Stroll che si opponevano ad un’effettiva rassicurazione in merito al fatto che ci sono condizioni di sicurezza per il potere di contestare regolarmente l’evento, e questo fatto non stabilisce invece il potere, alla plausibile cassa di risonanza per gli Huthi, i combattenti yemeniti che avevano rivendicato l’attacco di venerdì pomeriggio. All’ 1.30 circa il direttore della squadra se fossi stato nuovamente ritrovati faccia a faccia con i piloti, in un lungo confronto, al termine del quale i manager delle scuderie hanno aggiornato aggiornato ancora Stefano Domenicali e il presidente Sulayem. I piloti non hanno acconsentito a prenotarlo solo alle 2:30 ora locale, sottoscrivendo un documento che ho accettato di continuare con l’evento. A quel punto l’incontro è terminato e Russell ha ufficialmente informato Ben Sulayem e Stefano Domenicali della decisione. Più tardi la F1 e la Fia hanno prodotto il comunicato ufficiale diffuso alle 10 della mattinata italiana.



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