F1 / La tempesta e il burrascoso Carlos Reutemann – Storia

Per gli argentini è sempre stato lol. In Italia è uno status definitivo triste gaucho. Enzo Ferrari non è stato che il creativo di più per definire la personalità di Carlo Reutemann, fucili argentini con supporto in Formula 1 yes degna di nota, ma senza corona. “Atletico, pilota di ottime capacità, il condizionamento dona un temperamento burrascoso e burrascoso. Capace di risolvere situazioni difficili, fornendo anche carenze meccaniche occasionali, ma labile a sciupare, per emotività congenita, risultati acquisibili in partenza“, scrisse il fondatore della Casa di Maranello.

Nato a Santa Fe, Reutemann ha fatto il suo debutto in Formula 1 al Gran Premio d’Argentina nel 1972.. Al volante di una Brabham BT34 ho ottenuto la pole position, concludendo la gara successiva al settimo posto. Prova sufficiente per farsi notare. Tutti si chiesero all’epoca se con Reutemann, infine, avrebbe potuto arrivare il tanto atteso erede Juan Manuel Fangio: l’Argentina bramava un nuovo campione, in grado di coronare la grande passione del Paese per l’automobilismo.

Con la Brabham Corse terminò nel 1976, impressionando per il costo della sua prestazione nelle tre tappe tra il 1973 e il 1975. Conquistò la prima vittoria al Gran Premio del Sud Africa 1974, alla quale aggiunse poi i successi in Austria e negli Stati Uniti . Nel 1975 partecipò al Gran Premio di Germania al Nürburgring, rigando per un minuto e mezzo alla concorrenza, dando ancora a volta il suo valore. Tuttavia, nell’anno successivo, una crisi di competitività e affidabilità lo relegava a risultati di poco spessore. Al Gran Premio d’Italia, in contemporanea al ritorno di Niki Lauda con l’ancora di ferro dopo l’incidente sulla Nordschleife, Reutemann si presentò sulla sua Ferrari: l’argentino accettò l’offerta di sostituire l’austriaco, ma si ritrovò in realtà essere suo compagno di squadra.

Nel 1977 Reutemann rimase alla Ferrari, vincendo all’improvviso in Brasile. Nel resto della stagione Lauda ripres il sopravvento, conquistando il mondo, mentre l’argentino ottiene una buona serie di piazzamenti ma senza troppo entusiasmo. Del’epoca si ricordano alcune immagini con Reutemann apparentemente rassegnato, mentre Mauro Forghieri cerca di costringerlo al morale. La prima occasione per dimostrarlo fu una prima guida con i fiocchi arrivata nel 1978, con Lauda fuori da Maranello. Al fianco di Reutemann la Ferrari schierò il semi-conosciuto Gilles Villeneuve, già collaudato canadese alla fine del 1977 a costo di arricchire lo sfasciacarrozze. A differenza di Reutemann, più riflessivo, Villeneuve sapeva però farsi amare.

Lole vinse quattro Gran Premio, ma non bastava a contrastare la splendida forma del Loto al suo effetto. Nel complesso era probabilmente il suo palcoscenico più bello, ma lo si vedeva maschio a causa dell’impossibilità della sua certa pista di opporsi a tutta la supremazia di Mario Andretti. L’argentino finisce terzo nel mondiale: fu coniata lì l’epressione”triste gaucho”, mangia il chiamavano ei suoi detrattori, per il suo sguardo pensieroso e alla ricerca della ricetta per arrivare al titolo. A differenza di Fangio, che seppe mettere a punto la macchina vincente per vasaio rimanere al vertice, Reutemann cambiò squadra nel momento in cui sbagliava: usò la porta alla Ferrari eò alla Lotus, convinto di poter creare una macchina vincente.

Il 1979 con Colin Chapman se rivelò problematico: il vecchio non era più così competitivo, la Ferrari aveva trovato la quadra tecnica e anche gli altri team avevano risolto i loro problemi. Reutemann ha iniziato con discrezione il campionato divertendosi sul podio, ma ha visto la conclusione della stagione divertente incidente ed evitare errori sconquassarono il rapporto tutto il team Lotus. L’argentino decide di cambiare la nuova aria, accettando l’offerta di Frank Williams di formare un duetto dello spirito interiore all’interno dell’australiano Alan Jones.

La rosa era quella giusta, ma non il pilota: Reutemann corse una buona stagione, vincendo Montecarlo, ma fu proprio Jones ad aggiudicarsi il titolo grazie a diversioni trionfi. L’argentino ottenne moltissimi piazzamenti, ma gli mancò il guizzo. Era così che Lole, consapevole di una carriera in via di conclusione, si schierò alla stagione 1981 voglioso di prendersi lo scettro mancante. Sempre alla Williams, si ribellò allo status non ufficiale di seconda guida e, in Brasile, ha superato il compagno Alan Jones, ignorando gli ordini dai box che camminano per vincere. Il fatto destabilizzò il team, con i due piloti che divennero nemici e separati a casa. Reutemann, grazie ad un’altra vittoria in Belgio ea numerosi piazzamenti, se ritrovò in testa al mondiale, lottado con il giovane brasiliano Nelson Piquet (Brabham).

Nelle ultime gare, tuttavia, si è consumato il disastro. Con Jones assolutamente riluttante ad aiutarlo, il vantaggio di Reutemann fa rima con un punto prima dell’ultima gara a Las Vegas. Durante la prova Carlos ha fatto il miglior tempo ed è scattato dalla pole, ma alla domenica arrivarono i fantasmi. Carlos non era calmo: la mattina, durante il warm up, si è lamentato per qualsiasi cosa indefinita che non fosse sulla sua macchina. I meccanici controllavano il monoposto, ma non risultò nulla di significant. Al via Reutemann se fece beffare da Jones e pian piano indietreggiò fino alla nina posizione. Un quinto posto è bastato a Piquet per vincere il titolo e il riuscito, per un soffio. Carlos perse il campionato di un punto.

Renato D’Ulisse, la sua ‘Ferrari Opera Omnia’, così descrive Carlos: “È stata una cosa divertente e scioccante, la vedrò come il fisico atletico e dai lineamenti fin troppo perfetti, un bel tenebroso da romanzetto rosa se vogliamo, aggirarsi nella corsia box col suo passo da cammello e l’espressione corrucciata occhieggiando le monoposto proprie e le altrui , cuasi a cercare di scoprire i segreti che gli risultavano ostici e paurosi. Potevi chiedergli cosa, un giudizio, una qualsiasi previsione, le sue aspettative e lui perennemente scuoteva la testa e perennemente rispondeva con la frase ormai scolpita nelle lapidi della Formula 1: ‘It’s hard, it’s very hard’. Opure stringeva le labbra, alza gli occhi al cielo abbracciando un mesto sorriso e restava muto mangia un pesce”.

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