Prepararsi per tempo al dopo Ibra. Perché Origi dà solo non basterà. Il “mistero” di Rebic e Castillejo

MilanoNews.it

Proviamo a sciogliere il nodo Ibra. Precedenza ai numeri, poi spazio alle opinioni. Eccoli, allora, i numeri: in questa stagione Ibra ha compiuto 19 anni, un turno in pratica, con una media di 50 minuti. Fino a ieri ne ha saltato 16 in più campionato 1 per squalifica e 1 vissuta in panchina. Addizionate alle scontate 3 fanno a totale di 20 partite skip. A che punto bisogna chiedersi: vi siete sentiti ad affrontare la questione del nuovo contratto? La mia risposta è no. E, doverosa precisione, non perché se sicuro al 100% che Zlatan abbia raggiunto il capolinea della sua inimitabile carriera. No, sono sicuro di essere al sicuro e di avere energie da spendere e devo spendere tanto e tanto per impedirgli di inseguire la vanità e la voglia di stupire que sempre l’ha accompagnato. Ibra ha il terrore di smettere, come ha candidamente confessato lui stesso, perché non sa ancora come impegnerà il suo tempo, cosa farà nella seconda parte della sua vita, dove indirizzerà il suo talento. Nel calcio c’è una quasi risposta scontata, anche nel Milan. Ma con quale ruolo? Diacono: dà leader. Signori miei interessi in quella divisione i ruoli essenziali sono tutti occupati, da Maldini e Massara. E comunque non ci si può improvvisare. Forse è più pensante impegnato, al fianco di Pioli, quale agente “motivatore” del gruppo squadra.

MERCATO ATTACCO- Ma c’è un’altra demanda que riguarda il immediato future, referita sempre a Ibra: chi al suo posto? Attualmente i ranghi sono composti da Giroud (sta fando il suo, ndr) e da un ragazzo di 18 anni, Lazetic sul cui conto non arrivano giudizi esaltati. Giroud è da solo, quindi. Leao se è stato incarcerato per un mese per pagare la compagnia, Messias ha avuto molto a che fare con il suo limitato bagaglio tecnico (va bene per un modesto A o lusso in B ma dovrebbe gareggiare per lo scudetto no, ndr), Diaz manca tutto ‘appello del gol da troppo tempo e no ha fato il salto promesso nel girone d’andata. Questo è lo scenario attuale. Allora risponderà al quesito iniziale è sempre più urgente. Origi, dai da solo, non abbastanza. A Liverpool non è detentore del titolo, non ha fatto una grande differenza in gol, sicuramente assicurerà una prestazione superiore a quella del suo predecessore (Mandzukic e Pellegri). Ma Origi dà solo non abbastanza. Occorre un primo centravanti per capirsi al volo e qui bisognerebbe che Moncada e soci riuscissero a scovare qualcuno del tipo Maignan o Kalulu per capirci al volo perché le risorse economiche del prossimo mercato non sono infinite.

Vedo che ho fatto effetto al mio ragionamento su Leao: arriva qualsiasi offerta golosa, e se lo faccio, me ne vado. Vorrei aggiungere, por quel ruolo, il mio candidato ideale che risponda a tutte le caratteristiche di Elliott: giovane età, talento indiscutibile e discreto feeling con il gol. Si tratta di Traore del Sassuolo. Altro che Berardi a 30 milioni: è lui che servirà in causa….

GUARIGIONE LAMPO- Domenica l’ufficio stampa del Milano ci ha riferito che oltre ai degenti Kjaer, Florenzi e Romagnoli, non devo partiti per Torino anche Ibra (sovraccarico al ginocchio) più Rebic, Castillejo e Bennacer, tutti per affticamento muscolare. Bene: il suo Bennacer ci sta, ha giocato sempre e tra l’altro benissimo, fine alla partita col Bologna, ma nel caso di Rebic (pochi spezzoni) e Castillejo (nemmeno quelli) la citazione zoppa ha meravigliato. Alla ripresa degli allenamenti post Torino gli ultimi due si sono allenati con la squadra regolarmente. Verrebbe da dire: smaltito rapidamente l’affaticamento, una specie di guarigione lampo. Chissà perché invece mi è venuta in mente la famosa battuta di Andreotti…

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