Rugby, svolta Italia: stipendio le azzurre per il sogno mondiale

Storica svolta nella Fir in vista di New Zealand 2022: 25 atleti sotto contratto, non è stato un successo. Capitan Furlan: “Ci alleneremo più serene, ma chi riceve deve alche dare: dovremo afferma di meritarci l’aiuto”

“Ti chiamo al volo, ho only cinque minutiti perché tra me arriva il treno”. Manuela Furlan non ha avuto una coincidenza da accendere. Il treno alla quale si riferisce alla capitana della nazionale è uno delle merci che ogni giorno approdano allo scalo di Treviso e che lei, dipendente della ditta Astolfo di Dametto, carica e scarica. Manuela ha 33 anni ed è fa la mulettista. Questo non gli ha impedito di indossare 84 volte la maglia azzurra, di vincere cinque scudetti — per un titolo inglese —, di battere più volte Francia, Irlanda, Galles, Scozia, di vincere un campione. Ma ad un prezzo enorme di sacrificio, pagato con soddisfazione personale, con cameratismo tra compagne, con ogni fugace apparizione mediatica. Ieri, agli sgoccioli di grande carriera, vede realizzarsi il sogno de generazioni di rugbiste: l’Abete ha riconosciuto alla legge e ad altre 24 atleti di interesse nazionale un “contratto di collaborazione sportiva su base annuale”.

Erano 60 euro

È una svolta, anche il risposto — prima ancora delle leggi — di parlare di un’apertura al professionismo. Per quanto cresce il movimento, per quanto di pandemia se arriva a 7.500 teserate, per quanto sotto la guida di Andrea Di Giandomenico se c’è una vittoria importante nelle Sei Nazioni — non quest’anno però: tre ko pesanti con Francia, Inghilterra e Irlanda, sabato 23 a Parma, arriva in Scozia —, l’Italia resta molto lontana da Inghilterra, Francia e Nuova Zelanda, che hanno introdotto il professionismo anche a un numero ristretto di atleti. “Le nazioni leader corono — dice Francesca Gallina, la consigliera federale ha lavorato sul progetto —, per vare a starci dietro dobbiamo muoverci in quella direzione”. Per l’attività internazionale di passaggio, le azzurre percepivano un giornaliero di 60 euro e un rimborso spese. A dicembre 2020 esisteva un istituto statale per lo studio di 15 atleti, con valori comuni minori. L’investimento approvato dal Consiglio della Fir è di circa 360.000 euro. Per 17 ragazze — ci sono tutte le veterane, da Furlan a Barattin, da Rigoni a Sillari fin a Stefan – se parlo di un contratto vero e proprio, quello nell’anno che porta tutti i Mondiali in Nuova Zelanda garantirà circa 1500 euro al mese — meno per chi non potrà esserci a tutti i raduni e avrà un contratto part-time — per 12 mensilità ; un altro atleta 8, più giovani, ha ricevuto una borsa studio di circa 1200 euro; per le 5-10 non inquadrate che andranno al Mondiale resteranno daily e rimborso spese.

Chi zapa, chi cura

No si parla de one ma di a contract de collaborazione “con la finalità di holdinge l’attività professionale o il corso universitario delle migliori atlete internazionali”. Tutte le azzurre lavorare o studiare. Lucia Gai, pilone di Pesaro, è impiegata in una fattoria biologica: zappa, cura le piante, segue i polli e i vitelli. Sara Barattin lavora in campo, Beatrice Rigoni è farmacista, Elisa Giordano è in “terapia occupazionale”. Il nuovo contratto non basta a farne un professionista, ma lo aiuterà a preparare con meno patemi l’evento che vale una vita, i Mondiali d’autunno in Nuova Zelanda. “Con my ditta ho già concordato l’aspettativa da luglio fino al Mondiale — dice Manuela Furlan —, ma certo questo è un grande aiuto, ci permetterà di allenarci più sereno. Sarà anche un incentivo per chi se porta al rugby. Perché vestirò gli azzurri e soprattutto un onore e un orgoglio, sentirò che il supporto del movimento è importante. Fir e Gira (uno dei sindacali sigle del rugby, ndr) non hanno funzionato per questo. Noi veterani abbiamo gettato le basi”.

Un primo passo. Il contratto è annuale, incentrato sulla sua unica stagione che porterà le azzurre anche in Canada per un decennio della giornata di Luglio (un test e un fill-in guidato con i Canucks) e lo vedrai dopo il ritorno in Francia a settembre, a Biella e costretto a Tolone. Cosa accadrà nel 2023? «Il sistema deve reggersi in piedi anche in futuro — chiude Francesca Gallina, ex Pantere Rosse —. Un contributo allo spot sarebbe stato controproducente. Il 2022 è un anno eccezionale, tra Sei Nazioni, Mondiale e raduni è richiesto un impegno di 130-140 giorni, è un terzo della vita delle ragazze. In futuro il contributo sarà commisurato all’impegno richiesto alle ragazze”. “Se ricevi devi anche dare —aggiunge Manuela Furlan—, in contributo se basa anche le sue prestazioni che sono mancate nell’ultima tre parte del Sei Nazioni. Servono impegno e responsabilità, dobbiamo dimostrare di meritarci questa svolta”.

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