Alla ricerca della felicità. Kessie e Leao, testa libera! Theo deve restare in piedi. Ibra: una soluzione c’è

MilanoNews.it

Non così ho visto il ritorno a Hollywood di Gabriele Muccino, nel 2006 con un magistrale Will Smith. Ispirato da una storia vera, il suo film “Alla ricerca della felicità” è stato 2 ore di ansia, sconfitte, illusioni, che picco in alto poi un’altra umiliazione. La dura strada nella stanza di un uomo che non crede a sua nemmeno la moglie, che lascia e abbandona il figlio con lui ache il piccolo. Ma il protagonista della vicenda, quel Chris Gardner che da poveroccio diventerà milionario imprenditore, no si arrende mai. Non si speciza mai. Ha fiducia in se stesso e nella sua forza, nella sua fantasia, nella sua tenacia. Senti il ​​duro lavoro di qualcuno che conosce la necessità di non deludere il bambino. E’il riassunto estremo e trionfale dell’abnegazione.

Facciamo che i tifosi del Milan siano il figlio di Chris Gardner e alcuni di loro la moglie. Facciamo che Stefano Pioli vedere questo film alla squadra. Giochiamo a crederci davvero, fino allo stremo, come ha detto ieri in conferenza stampa. Come Will Smith (che impersona Gardner) nel film, i rossoneri hanno avuto una, due, tre, tante occasioni: non si sono divertiti molto a continuare a ritrovare il proprio figlio, e non si sono aspettati tante volte con certezza. E’ tutto ancora lì, una portata di mano. Servire un’estrema e trionfale abnegazione quotidiana, dentro e fuori dal campo. Ai limiti degli oggettivi e della condizione fisica e mentale di chiunque. Forza ragazzi, la tavola resta apparecchiata.

Dentro e fuori dal campo, perché come ho scritto qualche tempo fa, in queste cruciali settimane di sprint è indispensabile curare ogni dettaglio di vita in gruppo e privata. Dal sonno agli orari fino alla dieta. Fosse per me, farei i ritiri pre-partita: la concentrazione cresce, le controindicazioni sono inesistenti. Ma è importante soprattutto ritrovare la via del traguardo. Il suo questo tema si fanno mille discorsi, ma alla fin da scudetto sono la cerniera difensiva, il centrocampo e Giroud. Manca quasi del tutto la linea dei trequarti, così tra gli altri 7 e il centravanti si è creato como una specie di fossato. Pochi croce, pochi assistenza, pochi tiri. Il rendimento di Leao e Kessie pare appiattito, forse dalla domanda Lilla, dai fischi, dal mercato insomma. Forse, non lo so. Occorre, come dice Tonali, essere più spensierati. Avere un’ossessione positiva ed energica per lo scudetto, non un assillo. Non la paura.

La scorsa settimana ho scritto e gestito “Qui Milan” che, su Facebook e Instagram, è stato duramente criticato e ha aggiunto insulti per vedere cosa ha fatto Theo Hernandez nella sua carriera. “Non sono leoni da tastiera, ma padri di famiglia perché la fascia di età di chi ci segue lascia pochi dubbi”, scrive “Qui Milan”. Non così so che il mio uccello si sentiva nel dopo-partita di Torino, perché il motivo del pappagallo era sfogo i toni ei modi di certi “tifosi” rossoneri che li hanno bersagliati male, ma su Theo più o meno il mio ero espresso estattamente in termini quei. Il rigore su di lui per fall di Singo c’era, era evidente e netto, ma Doveri non fischiato perché l’azione era ideale per non fischiarlo: non cerano altri milanisti nelle vicinanze in area, il Torino stava controllando La partita ( non proprio dominante) e dopo la sciagura di Torino-Inter non si poteva trafiggere nella schiena del Toro un’altra banderilla che lo avrebbe fatto sanguinare. Ci sta. Ci sta ache il fatto che Theo subisca a decennio di falli a partita, per difetto. Ma è anche vedere che c’è un atteggiamento eccessivo a cadere urlante e questo stizzisce gli arbitri. Non dovrebbe essere così, ma è così. Ci vuole più malizia, più furbizia, più resistenza per essere più convennti quando la caduta (9 volte su 10) è sacrosanto. È solo un consiglio, non credo che possa essere ofesi per esprimere un’idea di calcio.

Siamo all’ennesima tiritera sul rinnovo di Ibra. Ho visto Milanello nei suoi panni del giocatore per un altro anno ancora, perché il calciatore si è alzato al collega rispettando un leader. Se hai visto, fa la doccia, vivi con lui. Il confronto è più diretto, più efficace. Se un giocatore discute di calcio con un altro giocatore, non scavalca l’allenatore: lo fa un leader, sì. D’altra parte però il suo rendimento in squadra è ai minimi termini. La mia idea è che dovrei affrontare un’ultima tappa come quella di Donadoni quando è tornato a vivere ai New York Metrostar: in panchina. Presto entrerò in qualsiasi momento darò una mano in parte, presenterò sempre Milanello dal martedì al sabato…

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