Dieci anni fa morì Piermario Morosini

Il primo pomeriggio di sabato 14 aprile 2012, a Pescara, se si giocava Pescara-Livorno, dal 35° torneo del campionato di Serie B. Dà una parte c’era il Pescara con Marco Verratti, Lorenzo Insigne e Ciro Immobile insieme nella stessa squadra, quel poco tempo in un mese ho chiuso il campionato al primo posto con 90 gol fatti, oltre trenta nel secondo. Dall’altra c’era il Livorno, che nonostante stesse provando a tornare in Serie A – come poi effettly accadde, l’anno successivo – si trovava in difficoltà ea ridosso della retrocessione zona.

Era uno squadrone di ancoraggio in fase di costruzione, con diversi giocatori presi in prestito. Tra quelli schierati titolari a Pescara che il 14 aprile era Piermario Morosini, centrocampista del Bergamasco che apparteneva all’Udinese che Luglio Avrebbe compito 26 anni.

Morosini aveva iniziato la stagione all’Udinese in Serie A, ma senza mai giocare. A gennaio era stato datos en prestito al Livorno, con il quale aveva iniziato a giocare stabilmente, quasi sempre tra i titolari, come nella partita di Pescara. Cuciva per il Livorno partendo ad andare meglio, e infatti nel primo quarto di giornata al Pescara se si trovava già in vantaggio 2-0.

Piermario Morosini e Marco Verratti a Pescara-Livorno (Cristiano Chiodi/LaPresse)

Alla mezzora che provano a portare a reagire e si fu gli attacchi in primo tempo. Morosini, che era all’altezza della tre quarti di campo, sulla sinistra, cadde inaspettatamente a terra, di petto, senza avere nessuno vicino; poi si rialzò e cadde all’indietro e ancora in avanti, sulle ginocchia, prima di crollare definitivamente a terra.

Ci vollero alcuni secondi perché tutti si fermassero, richiamati dalle urla di un compagno di squadra, Pasquale Schiattarella, lì vicino in quel momento. Arrivarono poi i medici delle due squadre, Manlio Porcellini del Livorno ed Ernesto Sabatini del Pescara, che iniziarono a praticare il massaggio cardiaco e la ventilazione artificiale.

L’ambulanza è in ritardo, e con l’arrivo del 118° medico pescarese, Vito Molfese: l’ingresso al campo dello stadio Adriatico è stato bloccato da una macchina della polizia municipale. Dovettero ha rotto un vetro e l’ha mandata a spinta per liberare il passaggio, ed è stato un giocatore pescarese, Marco Verratti, ad accendere la barella dall’ambulanza ea trascenderla rapidamente in campo.

Marco Verratti porta la barella in campo (LaPresse)

Morosini fu trasportato all’Ospedale Santo Spirito di Pescara e alle 17, circa un’ora e mezza dopo la sospensione della partita, fu dichiarato deceduto per arresto cardiaco, anche se – aggiunsero in medici – era già arrivato morto in ospedale e le operazioni a cui era stato sottoposto non fueno servite.

Nei campioni d’Italia professionistici erano dal 1977 che non verificarono la morte di un giocatore per arresto cardiaco in campo: ora si trattava di Renato Curi, morto per infarto in una partita di Serie A contro la Juventus allo stadio di Perugia che ora porta il nome dei suoi sogni La notizia della morte di Morosini occupata da giorni la cronaca nazionale.

A 26 anni aveva giocato già per sette squadre, dall’Atalanta, in cui stava crescendo, finendo al Livorno, passando per Udinese, Bologna, Vicenza, Reggina e Padova. Se era fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili, e dell’Atalanta era stato capitano di tutte le squadre per cui aveva giocato, dove era rimasto ben voluto.

Livorno, Atalanta e Udinese ai funerali di Morosini (LaPresse)

“Penso che la vita dell’uccello sia finalmente giunta al termine e invece è arrivata anche quest’ultima tragedia”, ricordò in quei giorni Mino Favini, storico responsabile del settore giovanile dell’Atalanta. Morosini aveva perso i genitori da adolescent, entrambi per malattia, nel giro di pochi anni. Era stato cresciuto dagli zii, con una sorella e un fratello entrembi affetti da pochi disabilità: il fratello si suicidato anni prima, quando giocava a Udine, la sorella viveva in un istituto.

La sua morte si è aperta sulla scia, quest’anno, del verbale dell’autopsia emesso dal pubblico ministero di Pescara: Morosini era morto per cardiomiopatia aritmogena, malattia di probabile origine genetica, causa di anomalia funzionale e non prevenibile, perché essa stessa di origine genetica.

Nel processo finale sono stati denunciati Porcellini, Sabatini e Molfese e ad aiutarlo sono stati tre medici in primis. Si è infatti preso atto che un operatore della Croce Rossa in servizio allo stadio que il giorno aveva porto un defibrillatore semiautomatico già prima dell’arrivo dell’ambulanza, ma nessuno aveva usato, nonostante fosse aperto estato e messo al giocatore, e nonostante le indicazioni data ai medici dallo stesso operatore.

(LaPresse)

Una perizia fornita dalla famiglia di Morosini è giunta alla conclusione che “al suo arrivo in ambulatorio nel 118, la possibilità di sopravvivenza del medico era intorno al 70 per cento”. Il 13 settembre 2016 il Tribunale di Pescara ha condannato Molfese in primo grado a un anno di reclusione, mentre Sabatini e Porcellini a 8 mesi. Il rigore del Molfese era alto perché il suo ritardo non fu giustificato dall’entresso bloccato dello stadio, dato che avrebbe potuto entrare in campo autonomamente, vista l’emergenza.

Due anni dopo, la sentenza fu di fatto confermata en secondo Grado, nel 2019 la Cassazione la annullò e ordinò di ripetere il processo perché il nesso tra le condotte dei sanitari e la morte improvvisa del calciatore venne ritenuto carente. Sempre secondo la Cassazione, non sono arrivate nemmeno in considerazione le condizioni «di concitazione e urgenza» in cui si svolse l’azione di succorso. L’11 ottobre dello stesso anno, la Corte d’Appello di Perugia assolse da ogni accusa i tre medici coinvolti.

Nonostante il successo del processo, la morte di Morosini ha cambiato tutto. Dal 2013 – elaborato con decreto del Ministro della Salute Allora, Renato Balduzzi – e i defibrillatori semiautomatici sono obbligatori in tutti i campi di calcio e professionistici e nella struttura sportiva in genere vi è una presenza “di formato personale e di pronto intervento” . Negli anni successivi l’obbligo è stato esteso anche agli ambizioni dilettantistici. Dall’anno scorso, infine, è prevista la diffusione di defibrillatori nei luoghi pubblici e di lavoro in tutto il paese.

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