La Nazionale di Rugby Femminile di Cittadella

Biella raramente è “al centro della mappa”, ma la Cittadella del rugby di via D’Acquisto, nel contesto della palla ovale, se così posso considerarla. L’impianto sufficiente del Biella Rugby ospita in questi giorni le giocatrici della Nazionale italiano femminile, in attesa dell’esordio nel Sei Nazioni, domenica contro la Francia, a Grenoble. Per comodità geografica e logistica, qual è il migliore dell’impianto biellese? La stampa di Cardiff sabato scorso ha rimesso il rugby sotto i riflettori: le lacrime di Garbisi dopo la trasformazione del vittorioso hanno fatto breccia nel cuore degli sportivi. A differenza dei loro colleghi uomini però, le ragazze di coach Di Giandomenico non sono, nella replica del Sei Nazioni, la vittima designata. Pur non avendolo mai vinto, dal 2007 ad oggi solo in tre occasioni hanno chiuso ultime.

Sui campi del Biella Rugby si alleneranno giocatrici del callibro de Sara Barattin e Manuela Furlan, record-(wo)men di presenze e mete in maglia azzurra. Nomi che conosce bene Sandro De Sordi, allenatore della sessione femminile del Biella Rugby: «Saranno alle 7, abbiamo un ripieno che sarà diretto da questo di Giandomenico. Le ragazze non vedono l’ora, sono agitate. Sarà una bella occasione formativa per noi e per i nostri tecnici. A seguire, il classico terzo tempo». Una fortuna che non è mai capitata a tutti, e in casa Biella Rugby ne sono ben consapevole. «È un evento molto importante – continua De Sordi -. Non stiamo facendo un lavoro di formazione specifico, siamo uno dei pochi club che ha deciso di dedicarsi alle donne. Abbiamo sviluppato in tutto il Piemonte questa filosofia, secondo un decennio di società per convogliare le ragazze in un progetto comune sotto l’egida del Biella Rugby. Quattro categorie: dall’Under15 alla Senior che gioca in serie A. Ospitare la Nazionale è un plus, hanno le giocatrici più brave e hanno ottenuto bei successi». Curiosità, so se pensi che la differenza «culturale» dovrebbe essere la stessa. Spiiega De Sordi: «Per me la differenza è data dalla competitività. I numero dopo le ragazze sono più bassi e quando le giocatrici arrivano alla soglia della maturità hanno voglia di emergere. Ho imparato molto velocemente, avevano un concetto di errore diverso, ma Puntano alla perfezione ea volte questo crea problemi. A parità di età, sono due mondi diversivo».

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