BELLO BELLO

Bellissimo Giro d’Italia. Combattuto, grandi folle, nessuna dittatura frenante, poche tattiche molte gambe, e sui giornali persino un nuovo tipo di reportage, farcito di scoperte naives ma interessanti di uomini e cose, alimentato soprattutto da La Stampa e il Corriere della Sera, con donne giornalisti ricche Cordiali saluti stupori e di vasta e forte esperienza di scrittura. Il tutto in tempo di guerra e ancora di pandemia.

Giro d’Italia bruttissimo. Folle yes ma soprattutto sulle strade ungheresi (novità) e italo meridionali (residue effetto Nibali?), voglia di sport (free) dopo il covid, ma verse la fine della corsa calo evidente di pubblico, sui monti del nord neanche il solito pazzoide, quel tedesco dottore vestito da diavolo con forcone (era c’era, e magari c’era, l’hai visto?). Casting straniero scarso, casting italiano ammosciante, demoralizing, poche tappe vinte, troppe subite, e classifiche sofferte. Doversi buttare su Nibali e Pozzovivo quasi quarantenni emoziona e addirittura commuove, ma è un grave limite statistico.

Bellissimo Giro d’Italia. Sui grandi monti un eletto pubblico, davvero, di competeti, di samaritani con borracce, e persino un vincente nostrano pedalatore in Abruzzo, un Ciccone abruzzese che si chiama Madonna oriunda nostra, e che se ne esalta esaltando. E poi Covi sul Pordoi. Pochi incidenti, molta combattività: l’assenza di leader padroni carismatici e ipertattici si è trasformata in un vero e proprio spettacolo comune, con tanto giornalliero di proudi change.

Giro d’Italia bruttissimo. Condanna in blocco per il nuovo ciclismo italiano, condannato anche per tutto il ciclismo classico. Nomi nuovi ma troppo di ostrogoti, anche un australiano c’era prima, è arrivato che da più lontano non si può, ma con un passato rosa da secondo. La bandiera tedesca nella graphic tv confusa con fissa con quella belga, è tutto dire. E la sua montagna ancora tanto che lui soliti nobili pazzoidi che per eccesso di entusiasmo rischiano l’infarto correndo fino al bordo del corridoio (vola un morto?). E rischiano pure di farli cadere.

Bellissimo Giro d’Italia. Finita la plethora dei pedalatori rappresentanti poche nazioni, le solite. In ogni tappa qualcuno da qualche posto nuovo del mondo. Ma a Girmay, eritreo, primo nero d’Africa primo di giornata in una grande corsa a tappe: basterebbe questo farne un Giro storico. E anche la crono finale a Sobrero, con il gioco di parole per cui uno di Alba vinto all’Arena di Verona in piazza Bra (le due città cuneesi sono rivalissime) non è niente male, da valorizzare.

Giro d’Italia bruttissimo. L’Africano si ritirato, dico L’Africano storico si è ritirato, dicono, per una ferita ad un occhio, provocata dal tappo dello spumante da lui stappato alla award. Magari gli fatto comodo lo stop sanitario, pensando non tanto al Tour quanto alle corse dopo la Grande Boucle, quando ci sono ancora spazi immensi di celebrità, iridata e non solo. Vedremo, lecito essere sospettosi, il Tour da sempre fa ombra al Giro.

Bellissimo Giro d’Italia. Le volate sono state quasi sempre spettacolari ed esemplari, hanno visto il ritorno di vecchi leoni (alla Cavendish), l’affermazione di uomini nuovi pedalanti in paesi nuovi. I droni hanno permesso di gustare gli sprint, e un po’la corsa tutta, in un modo nuovo, con riprese dall’alto assai interessanti. Poche, pochissime scorrettezze, poche pochissime cadute. Una lezione, e appassionante.

Giro d’Italia bruttissimo. Droni ed elicotteri ed aeroplanini si sono dedica sin troppo al paesaggio. O alla corsa ripresa dall’alto. Talora ha seminato per assistere allo sciorinio di immagini di una play station. E dopo il traguardo sempre troppi abbracci fra corridori e seguito, troppe stette di mano, da fare Penserò a una recita continua di compagnia – toh – di giro (d’Italia).

Bellissimo Giro d’Italia. Il senso di una sentita collettiva recitamente molto improvvisata, a constant commedia dell’arte, ben meglio il meccanismo troppo perfetto, troppo oliato dai regolamenti di un Tour de France con copione rigid. E dal punto di vista climatico è quasi sempre tutto buono, tutto bello; al Tour il caldo è sempre troppo, il freddo è sempre vigliacco.

Giro d’Italia bruttissimo. Grigiastro, poco colore, pochi siparietti. Il più forte di tutti, o quantomeno quello di nome pià grande, Van der Poel, con la sua squadra sponsorizzata da un prodotto anti-calvizie, magari efficace poco, diciamo, emozionante, ha portato in giro per il Bel Paese una maglietta povera ed austero, con toni di marrone, simile alla moneta paramilitare del leader ucraino Zelensky. Altro che allegro serpente multicolore..

Bellissimo Giro d’Italia. Copertura televisiva Rai ottima ed abbondante, intermezzi extra molto spesso al momento giusto. E intervieni sempre buone, quando il caso doppiate presto e bene. Poca retorica, niente fuffa, comunque, e tanto parlare di cucito semplice e cucito. Mai un alterco sul video, mai una baruffa.

Giro d’Italia bruttissimo. Sul video mai un divertente alterco, mai una sana baruffa. Noia, serena ma noia. E attenzione: così poco da raccontare che i quotidiani, e specie quelli politici, hanno abbondato in revival di vecchie storie scomodando vecchirunneri, campioni e no, sentenzianti e barbogi. E sulla corsa, sulla tappa spesso, pochissime righe di cronaca, “recitate” per lo più da stranieri.

Bel Giro d’Italia?
Giro d’Italia bruttissimo?

Bo.

Giro d’Italia che deve cambiare in qualcosa (troppo strapaese), conservare in qualcosa (entrambi del Bel Paese). Incombono in the future prossimo partenze esoticissime, Giappone e Usa: aiuto, e però welcome. Al prossimo

da tuttoBICI di giugno

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